Lettera a Ruby

ruby_330_-230Da dove si parte per scrivere una lettera? Generalmente da un “caro” o “cara”: ed è così che vogliamo rivolgerci a Ruby. Dunque: cara Ruby…Di te sappiamo alcune cose, non ci azzardiamo certo a dire che sappiamo quasi tutto perchè la tua figura potrebbe riservarci altre mirabolanti sorprese, come per esempio una lontana parentela con Gheddafi, Putin o qualche altro potente della terra (il mondo, in fondo, è davvero piccolo: non si sa mai). Sappiamo che hai alle spalle un passato difficile, che la tua giovanissima età ti legittima a chiedere anche un po’ di indulgenza per la ricerca di rapidi scorciatoie verso ricchezza e successo: scorciatoie che, alla fine, come avrai appurato, non sempre si rivelano facili passeggiate come una bella camminata in un paesaggio campestre sotto un sole primaverile. Sappiamo anche che vorresti stare tranquilla. Ce lo hai fatto sapere, rispondendo ai giornalisti che ti tallonano, il giorno in cui il Gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il rinvio a giudizio immediato del nostro premier Silvio Berlusconi, per concussione e prostituzione minorile. La storia è nota, non ripercorriamola, è rimbalzata con fragore in tutto il mondo, persino nelle remote isole Tonga: non vorremmo annoiare te, non vorremmo annoiarci noi. Come saprai, senza ripercorrere tappe, ne è uscita una immagine poco edificante per il nostro Paese, per le donne italiane prima di tutto, che infatti sono scese in piazza a migliaia: contro gli abusi machisti del potere, contro una cultura che ci avvilisce e ci mortifica. Il fatto è, cara Ruby, che vorremmo stare tranquille pure noi. Abbiamo manifestato anche per questo. Che tu ci creda o no siamo impensierite, per non dire altro: lasciaci fare man bassa di eufemismi. Temiamo per il futuro delle nostre figlie (e in qualche modo ti consideriamo alla stessa stregua: un po’ come una figlia) per le quali si potrebbe prospettare sempre di più un mondo nel quale talento, determinazione, studio e competenze sono soppiantati da un effimero funzionale a una società che sembra fatta su misura per gli uomini, come un bell’abito sartoriale. Temiamo la crisi economica che ancora morde, la disoccupazione che cresce e avvinghia i giovani a un destino davvero incerto, gli scontri istituzionali, una confusione che scolora il neretto dei confini tra il lecito e l’illecito e indebolisce la capacità di discernere tra ciò che è bene e ciò che è male. Cara Ruby: tu vorresti stare tranquilla, Berlusconi non è preoccupato. Anche noi aspireremmo a un po’ di calma, perchè, per dirla tutta, siamo davvero un po’ tese. Per di più, guarda un po’, siamo anche preoccupate. Come sempre ci alziamo tutte le mattine con l’ansia di non riuscire a incastrare tutto nella gabbia del tempo che abbiamo a disposizione: la spesa, il lavoro, i figli da portare a scuola, il pranzo, la cena, il pediatria, il bucato…Come sempre facciamo i conti con l’impossibilità di sfondare, con le sole armi dei nostri saperi, quel tetto di cristallo che ci confina ai piani bassi. Qualcuno dirà: ma ancora? Ancora, sì. Perchè, non ci crederai, ma tutto ciò – senza spocchia – ci fa sentire delle eroine. Un caro saluto.

di Redazione
19 febbraio 2011

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