Cosa sta succedendo in Kenya e perché

Kenya: almeno 5 terroristi hanno assaltato un campus nella città di Garissa. Ci sono 147 morti e un numero imprecisato di ostaggi. La rivendicazione del gruppo terrorista somalo Al-Shebab. Chi sono e perché la scia di sangue ha colpito anche il Kenya.

kenya attacco terroristico

AGGIORNAMENTO 03/04/2015. Si è concluso nel peggiore dei modi l’attacco terroristico al campus in Kenya. I morti sono 147. Una strage. Dopo l’intervento delle forze di sicurezza i 4 assalitori sono stati uccisi. Ma pare fossero imbottiti di esplosivo e, dunque, appena colpiti siano letteralmente esplosi generando la carneficina.

In Kenya è in corso un attacco terroristico dai contorni ancora non esattamente definiti nel momento in cui vi scriviamo. Un commando ha assaltato il campus universitario di Garissa, nella parte nor-orientale del Paese africano, 150 km dal confine somalo.

17 morti, 60 feriti e 500 mancanti all’appello

La ricostruzione della Bbc parla di cinque uomini armati che hanno fatto irruzione nella sede dell’università. Un breve conflitto a fuoco con un sorvegliante non ha impedito il loro ingresso nei dormitori.

Il campus sarebbe protetto solamente da due guardie poste al servizio di 815 studenti. Bbc ha anche intervistato uno studente scampato, Collins Wetengula, che ha parlato di una selezione per religione effettuata dagli assalitori, con gli studenti musulmani lasciati liberi di uscire e quelli cristiani uccisi o trattenuti.

Attualmente ci sono 17 morti accertati e una sessantina di feriti. Ma il dato più inquietante è quello dei “dispersi”, si parla di circa 500 studenti che non sono stati rintracciati tra quelli messisi in salvo. Ovviamente una buona parte di loro potrebbe essere stat lontana dall’università al momento dell’attacco e altri potrebbero ancora non essere stati contabilizzati ma molti, si sospetta, siano tenuti in ostaggio.

Uno degli assalitori sarebbe morto durante l’attacco. Gli altri sarebbero ora asserragliati in un’ala del complesso già accerchiata dalle forze di sicurezza.

Somalia, Kenya, Etiopia, una scia di sangue

La rivendicazione del gruppo terroristico al-Shabaab è arrivata subito. Il corno d’Africa è da tempo insanguinato da una situazione di pesantissima instabilità e decenni di guerra civile con anche l’interessamento dei Paesi vicini. Questa instabilità ha coinvolto, appunto, nazioni fino a poco tempo fa giudicate sicure come il Kenya (solo 2 anni fa l’attentato al centro commerciale Westgate ha causato 70 morti, anche in questo caso la responsabilità fu di al-Shebaab).

Al-Shebaab è un movimento insurrezionale legato ad al-Queda. La Somalia è stata attraversata negli ultimi 30 anni da una tremenda turbolenza: guerre con l’Etiopia per il controllo della regione dell’Ogaden, la dittatura del generale Barre, l’intervento, fallito, di una coalizione internazionale sotto l’egida Onu, 15 anni di lotte tra vari clan che spadroneggiavano nel paese, la crescita dell’integralismo, un nuovo intervento usa a metà degli anni 2000 con Etiopia a cercare di limitare l’espansione dell’integralismo islamico.

Al-Shebab era proprio un gruppo giovanile all’interno di quelle che furono chiamate le “corti islamiche”, cioè quei tribunali che nel periodo più nero della Somalia, con guerra di tutti contro tutti, instabilità e assenza di un potere centrale, amministravano la giustizia e gestivano la vita istituzionale nella capitale, in particolare, e anche in altre zone.

Attualmente il gruppo è molto più debole rispetto a qualche anno fa anche a causa delle operazioni militari condotte contro di lui da esercito keniano, etiope e milizie somale (operazione Linda Nichi). Non così debole da non poter però riportare con relativa facilità la sua azione nel cuore del paese vicino.

Vedi anche: la tragedia in Somalia.

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