Le donne schiave dell’Isis

L’Isis vende e schiavizza le donne? Secondo alcune testimonianze sembra che sia accaduto e accada. E ci sarebbe una loro “giustificazione” sul piano religioso-legale.

iraq cristiani in fuga

Donne schiave, stuprate, e per di più il tutto fatto con una “giustificazione” di natura religioso-legale. Parrebbe qualcosa di incredibile ma è la tesi affermata da una pubblicazione online (Dabiq), leggibile in formato pdf e pubblicata su molti media internazionali, tra cui Time (dove ne è presente una copia integrale). L’ultima uscita ha in prima pagina una foto della basilica di San Pietro con un titolo principale che dice “La crociata fallita”. Nell’immagine una bandiera nera dell’Isis sventola sull’obelisco al centro della piazza.

L’articolo cui ci riferiamo è senza firma ed è titolato “The revival of slavery before the hour” (la rivista è pubblicata in lingua inglese). L’incipit parla della minoranza yazida, delle loro mancanze in termini dottrinali, della loro miscredenza, e afferma che rispetto a loro, in assenza di conversione e pentimento, va usata essenzialmente la “soluzione finale”, cioè l’eliminazione.

Leggi anche: Cosa ne pensa l’Isis delle donne (e del sesso)

In base a complicate interpretazioni religiose, gli yazidi non potrebbero rientrare tra quei non credenti soggetti al semplice pagamento della tassa per i non musulmani, come cristiani ed ebrei. Essi sarebbero dei veri e propri apostati.

Tentiamo di spiegare il motivo per sommi capi: gli yazidi credono in un angelo che prende la forma di volatile, Melek Ta’us, angelo che si era ribellato a Dio per poi pentirsi e diventare una essenza generativa attiva di Dio, una sua manifestazione. Sunniti e wahabiti identificano tale angelo-uccello con Iblis (e infatti anche in Daquib se ne fa cenno), l’angelo ribelle della tradizione musulmana. Questi è qualcosa simile all’angelo decaduto Lucifero del cristianesimo, tanto che ha il nome di “shaitan”, da cui deriva anche il nostro satana.

Qualcuno di voi starà sorridendo leggendo queste cose ma pare che in certi ambienti tali distinzioni siano talmente importanti da segnare i destini delle persone. Morire perché si crede in un angelo-pavone che per chi ti massacra è il demonio.

Dunque: Isis ce l’ha così tanto con gli yazidi perché li considera una specie di deviazione perversa dell’islam. In effetti nella religione yazida c’è un misto di pratiche islamiche (come il digiuno), cristiane (il battesimo), ebraiche (la circoncisione), ma anche sufi, orientali (parte delle anime si reincarnano) e tradizionali.

Perdonate la nostra approssimazione perché non vogliamo di certo trascinarvi in una disputa teologica. Quello che ci interessa sottolineare è che considerando gli yazidi apostati l’Isis, o per meglio dire l’articolo pubblicato su Daquib, conclude con la legittimità della schiavitù delle donne yazide.

Human Rights Watch in un report del 12 ottobre ha fatto un interessante (e terribile) resoconto della situazione. Si parla di numerosi yazidi prigionieri in strutture improvvisate in Iraq e Siria sotto il controllo dell’Isis. Si riportano testimonianze di matrimoni forzati e stupri oltre che di rapimenti.

L’organizzazione umanitaria ha già censito oltre 3000 persone sequestrate e inserite in una apposita lista con nomi e numeri di carte di identità. Ci sono anche storie come quella di Rewshe, 15 anni, che era stata comprata per 1000 dollari da uno jihadista di Raqqa e poi è riuscita a scappare.

Vedi anche: Nadia Murad da schiava Isis a Premio Nobel. Intervista

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