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Francia 2017, un paese diviso al voto. Ultime news e sondaggi

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Francia elezioni, un paese spaccato al voto. Il punto sugli ultimi sondaggi, le spinte del Front National di Marine Le Pen e del movimento en Marche di Emmanuel Macron. Da Parigi Sara Rania.

elezioni francesi Macron

Le elezioni francesi 2017 sono un vero e proprio punto di svolta. La presidenziale ha infatti confermato la gran crisi della compagine sociale transalpina. La fotografia del paese è estremamente frammentata. Numerose le fratture, tese fra ambienti rurali e zone urbanizzate, tra professionisti del lavoro manuale e cadres (impegnati in attività in gran parte de-materializzate). Una vera e propria lotta tra micro classi post-moderna, inasprita da un sentimento generale di sfiducia, politica e non solo.

Vedi anche: 5 motivi per cui le elezioni francesi sono importanti anche per noi

Francia: ritratto di un paese spaccato, ma pronto a rinascere

Un paese diviso fino al midollo, che sarà difficile governare. Una nazione attraversata in lungo e in largo da un grande bisogno di rinnovamento e da forti spinte moralizzatrici. La Francia attuale si colloca al crocevia di un momento storico decisivo.

La crisi dei partiti tradizionali

Uno scenario impensabile fino all’inizio dell’anno scorso, reso possibile dalla profonda crisi dei partiti tradizionali. Se la destra è stata sommersa dagli scandali, la sinistra fatica a trovare un leader capace di rappresentarne le varie anime. Le cristallizzazioni elettorali hanno messo in luce un importante numero di cittadini che faticano a schierarsi. Ma quali sono le tendenze principali?

Le spinte popolari (e populiste) del Front National

Il Front National si appoggia su un elettorato principalmente rurale, confermato dalle proiezioni delle regioni che hanno visto il trionfo di Marine Le Pen. Una compagne rafforzata da una parte dei sostegni provenienti dall’alleanza con Nicolas Dupont-Aignan. A rendere forte in maniera inquietante il partito di estrema destra è l’incredibile capacità di cavalcare lo sdegno dei francesi, indossando una maschera paternalista estremamente seducente, ma pronta a cadere al primo compromesso governativo. Come dimostra l’infelice soluzione della ‘doppia moneta’.

Le spinte del razionalismo di En Marche

Tutt’altro discorso per i partigiani di Emmanuel Macron, sostenitori della causa europeista. La base dell’elettorato che ha portato Emmanuel Macron al secondo turno, collocandolo ad un passo dall’Eliseo, appare più aperta sull’internazionale. Le città che hanno sostenuto il candidato sembrano più inclini ad una visione concreta e fattiva. L’elettorato di Macron crede nel rafforzamento del progetto europeista e in una sua revisione intelligente, ma in certi casi fatica a conciliare il quotidiano con i grandi scenari mondiali.

Il gran dibattito televisivo del 3 maggio 2017

I due candidati si sono affrontati nel gran dibattito televisivo che ha avuto luogo mercoledì 3 maggio 2017. Circa tre ore di ‘pugilato’ intorbidite dai rumors (prontamente rilanciati dalla Le Pen) su un presunto conto in banca alle Bahamas appartenete al suo avversario. Affermazioni smentite con fermezza da Macron, che il giorno dopo ha sporto denuncia contro ignoti per ‘falso e uso di falso [ e ] diffusione di notizie false destinate ad influenzare lo scrutinio”.
In ogni caso si è trattato di un faccia a faccia sporco, definito con termini poco elogiativi un po’ ovunque. Polemico, quasi totalmente privo di contenuto, violento e senza scrupoli. Un esercizio poco edificante, che ha permesso di mettere in luce la statura presidenziale di Emmanuel Macron, mostrando una Marine Le Pen combattiva, ma cinica, lucida nell’attacco, ma imprecisa ed inefficace nella difesa.

Cosa dicono i sondaggi?

In tale orizzonte difficile ignorare le previsioni, soprattutto quelle legate alle intenzioni di voto. Il sondaggio Elabe realizzato dopo il gran dibattito assegna a Macron il 62% dei voti e a Marine Le Pen il 38%. Secondo un sondaggio Odoxa per franceinfo pubblicato stamani, venerdì 5 maggio 2017, circa un quarto degli aventi diritto avrebbe deciso di non recarsi alle urne. Un rifiuto massivo concentrato soprattutto negli ambienti popolari e operai, una scelta di protesta che attira sempre di più i giovani.

La Francia insoumise e l’astensionismo di protesta

Il dato più preoccupante emerge dagli elettori restanti, soprattutto dal 19,58% che ha accordato la preferenza a Jean-Luc Mélenchon. Un astensionismo galoppante che spinge ad interrogarsi seriamente sul futuro della Francia.

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