App Immuni è sicura o non lo è? Troppi dubbi e molti rischi.

APP Immuni per la privacy l’app tracciamento coronavirus  potrebbe essere più dannosa del COVID-19.

L’app Immuni, è lo strumento scelto dal commissario Arcuri e dal Ministro Speranza per tracciare i contagi da Covid 19, ma è sicura o non lo è? La domanda appare legittima, visto che  in questi giorni sono stati sollevati molti dubbi sui rischi nel suo utilizzo, legati principalmente alla privacy delle persone.

Non è però l’unica questione sul tavolo, infatti, esistono ancora troppi dubbi sul suo funzionamento, al quale il governo non ha ancora dato risposta. Vediamo di quali si tratta e come anche il Copasir stia cercando di fare chiarezza sul tema.

App Immuni è sicura? Le domande degli italiani

L’applicazione Immuni, realizzata dalla casa produttrice Bending Spoons, è stata scelta dal commissario per l’emergenza Arcuri, fra le circa 300 candidature che avevano partecipato all’apposito bando.

Si tratta di una app definita di “tracciamento” e questo genera molti dubbi, visto che il termine negli ultimi anni è rientrano negli scandali legati alla privacy. A ciò si aggiungono altre domande, che frenano gli italiani dall’installare questa app e di cui si attendono delucidazioni da parte del governo. Vediamo le principali qui di seguito, in base a quanto riporta l’autorevole sito DDAY.it nell’articolo a firma di Roberto Pezzali.

Perché è stata scelta questa app e non altre?

Bending Spoons è un’azienda rinomato, sicuramente capace nel suo settore, ma si occupa principalmente di sviluppare APP ludiche, quindi non sembra che l’azienda abbia una provata esperienza nel settore che possa farla prediligere ad altre.

Visto che al bando hanno partecipato 300 aziende, il governo magari potrebbe spiegare perchè ha scelto proprio questa proposta. Rendere disponibili tutti i documenti arrivati e motivare la scelta fatta sarebbe un atto di trasparenza, che probabilmente rassicurerebbe anche gli eventuali utilizzatori.

APP Immuni tutela la privacy degli utenti ?

Chi ha sviluppato l’APP non sembra aver cura della privacy degli utenti, in difformità alle direttive europee che prevedono una decentralizzazione delle informazioni (nessuno può accedere alle informazioni di tutti i cittadini), l’APP Immuni prevede che tutti i dati di tracciamento siano convogliati su un server centralizzato (chi controlla il server può accedere ai dati di tracciamento di tutti i cittadini).

Inoltre si è sempre detto che l’APP non tracciava le posizioni esatte, ora sembra che la task force di Vittorio Colao voglia utilizzare il GPS per il tracciamento degli utenti.

Anche l’infrastruttura che Google ed Apple stanno sviluppando per il tracciamento dei contatti non prevede l’invio di dati verso server centralizzati, ne tantomeno l’uso del GPS.

Chi gestirà il server e chi inserirà i dati?

Anche chi gestirà il server rappresenta un problema di non poco conto per la privacy. Quanto accaduto recentemente sul sito dell’INPS, dove oltre ai rallentamenti, degli errori di configurazione hanno portato alla perdita di dati personali, ne è la dimostrazione. Per evitare che si ripeta un caso analogo sarebbe utile sapere chi gestirà il server dell’app e con quali misure di sicurezza.

Inoltre non si capisce perché i server di una APP che traccia i cittadini italiani debbano essere gestiti da una società privata.

Non è da sottovalutare nemmeno il tema di chi inserirà i dati nel sistema, visto che chi è positivo al COVID-19 dovrà dichiararlo. Dovrebbero essere i medici a farlo per garantire il corretto funzionamento o direttamente le persone tramite un codice? Non è ancora chiaro, ma un sistema simile non dovrebbe avere lacune in tal senso, per evitare inquinamento dei dati o manomissioni fraudolente.

L’app  Immuni sarà obbligatoria o volontaria?

Come riporta il corriere.it, per essere utile alla causa, l’app dovrà essere utilizzata da almeno il 60% della popolazione, altrimenti i contatti mappati non sarebbero sufficienti a tenere sotto controllo la situazione. A tal fine ci vorrebbe un incentivo che spinga il maggior numero possibile di italiani a scaricarla sul proprio smartphone. Mentre per le persone più anziane, meno avvezze all’uso delle tecnologie, ci potrebbe essere una app su smartwatch.

Tale app dovrebbe essere scaricata su base volontaria, ma come riportano diverse testate a partire dal Corriere.it, per chi sceglierà di non scaricarla, ci potrebbero essere delle limitazioni nella mobilità. Questo non significherebbe dover restare a casa, ma potrebbe esserci una stretta sugli spostamenti, attualmente però ancora allo studio della commissione tecnico scientifica e dalla task force guidata da Vittorio Colao.

La decisione al riguardo poi spetterebbe al governo, ma posta in questi termini sarebbe quasi un ricatto verso gli italiani. Anche qui, come per le precedenti domande, si attendono chiarimenti ufficiali da parte di esponenti dell’esecutivo.
Comunque una scelta in tale direzione porrebbe dei seri interrogativi sulla costituzionalità di una legge che impone una APP di tracciamento ai cittadini, limitandone le libertà in caso di rifiuto …..

App Immuni, il Copasir indaga

Come se quanto detto fino ad ora non bastasse, ad alimentare i dubbi su questa app c’è anche un’indagine del COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica).

Quello che il COPASIR vorrebbe approfondire è l’architettura societaria dalla Bending Spoons di Milano, così come le forme scelte per l’affidamento e la gestione dell’App. Il comitato si riunirà mercoledì prossimo e deciderà come procedere, mentre Arcuri si è detto disponibile a fornire chiarimenti al riguardo. Tuttavia, se anche il COPASIR ha deciso di muoversi su questo tema, è evidente che le procedure adottate tutto sono fuorché chiare.

Insomma, i dubbi e i rischi legati all’app Immuni sembrano davvero troppi. L’unica possibilità per fugarli è che un esponente del governo faccia chiarezza e garantisca le medesime tutele sulle app, utilizzate dagli altri paesi e indicate dalla UE. Stiamo parlando di:

  • installazione app solo su base volontaria.
  • Trasmissione dei dati in forma anonima e aggregata.
  • Interoperabilità delle app fra gli stati membri dell’UE, proteggendo i cittadini anche quando attraversano le frontiere nazionali.
  • Evitare la geolocalizzazione e l’uso dei dati sulla posizione dei cittadini, utilizzando invece il Bluetooth o altre tecniche efficaci.
  • Rilasciare il codice sorgente in modo che possa essere analizzato da esperti del settore per fugare ogni dubbio sulla corretta gestione della privacy

Solo se questo verrà comunicato in modo trasparente si potrà chiedere di utilizzarla ad oltre la metà della popolazione. In caso contrario tale strumento potrebbe rappresentare un flop.

© Copyright 20 aprile 2020

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