Tossicodipendenze, una piaga in crescita

tossicodipendenze011Un fenomeno in crescita l’uso della cocaina che arriva a coinvolgere tutte le fasce d’età, dai giovani agli over 50. E se una volta le donne erano rare, oggi se ne vedono sempre di più. Negli anni Ottanta la cocaina era considerata una droga da ricchi, ma negli ultimi anni l’ambito dei consumatori si è allargato, coinvolgendo diversi strati sociali, visto anche i prezzi abbordabili. Crescono anche le persone che si rifanno il naso distrutto dalla cocaina, che implica gravi difficoltà di respirazione, gratuitamente in ospedale oppure con diecimila euro in una clinica privata. E la lista di attesa è lunga: cinque anni con il sistema sanitario, cinque mesi nella struttura privata. I fenomeni legati all’abuso e dipendenza da sostanze psicotrope sono ormai strutturali nella nostra società. Sono la prima causa di morte o danni prevenibili tra i 18 e i 26 anni in Europa e negli USA. «In Italia, per limitarci alle persone con problemi da uso di sostanze quali eroina e cocaina, abbiamo circa 200.000 cittadini che ogni anno si rivolgono ai SerT, i servizi pubblici per le tossicodipendenze e alle comunità terapeutiche», dice Felice Nava, medico neuro farmacologo del Dipartimento delle Dipendenze di Castelfranco Veneto (Treviso). «Esistono almeno 300.000 consumatori problematici di eroina, circa 60.000 di cocaina, ma di questi solo circa 180.000 sono in carico presso i SerT, ne mancano all’appello quasi la metà».
Emergenza alcool
La situazione è ancora più allarmante se si pensa al consumo di alcol. «Sono almeno 500.000 i bevitori a rischio nel nostro Paese, ma solo 60.000 sono in cura presso i Servizi di Alcologia e di questi solo 18.000 ricevono un trattamento farmacologico appropriato», continua lo specialista. «La vera emergenza è nella forbice estremamente ampia di chi ha bisogno di cure e di chi ancora non le riceve. Quali le cause di questo problema? Le ragioni sono molteplici: la prima è che la Società ancora nega la tossicodipendenza come una malattia, per cui il consumatore viene stigmatizzato; la seconda è che il fenomeno del consumo di sostanze non viene più percepito come una emergenza, forse anche perché sono comparse nuove forme di abuso, apparentemente più integrate nella Società, come il policonsumo e la dipendenza da cocaina. Infine, la terza è che gli strumenti terapeutici farmacologici che si sono dimostrati efficaci sono tutt’ora poco utilizzati». Il prezzo però che la Società paga nel negare la malattia è enorme. Negare la tossicodipendenza come malattia significa rifiutare a priori l’idea che possa esistere per l’individuo una possibile vulnerabilità biologica ed ambientale a sviluppare una dipendenza.
Affrontare l’emergenza
La scienza ha ormai affermato che la tossicodipendenza è una malattia cronica alla stregua di importanti patologie come il diabete o l’ipertensione. «Nessun medico oggi negherebbe l’insulina ad un diabetico o gli antipertensivi a un iperteso, anche se continuano a mangiare dolci o a fumare», continua Nava. «E’ assurdo invece che ancora esista, anche nell’ambiente medico, chi pensa che basti la forza di volontà per sconfiggere la tossicodipendenza. Prima di tutto è importante demolire con ogni mezzo lo stigma che affligge il tossicodipendente, affermando che la dipendenza è una vera e propria malattia che si può prevenire e curare». Il sistema di intervento italiano è riconosciuto come il più avanzato a livello internazionale, e si basa su un mix pubblico, che segue le persone dalla accoglienza alla diagnosi e terapia, fino a percorsi di reinserimento socio lavorativo. «Purtroppo le politiche di welfare sono sempre meno attente a questo settore, e attualmente per la cura delle tossicodipendenze si spende poco più dello 0,8% del fondo sanitario regionalizzato», precisa Alfio Lucchini, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze presso l’A.S.L. Milano 2. «Di converso i costi sanitari e sociali causati dal fenomeno droga sono almeno 10 volte superiori. Le terapie con farmaci sostituivi specifici permettono un forte risparmio in termini di costi: per ogni euro investito in terapie si risparmiano 5 euro in termini di salute».
Monica Melotti

www.federsed.it Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei servizi delle Dipendenze

11 aprile 2011

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