L’orsacchiotto e il bebè: una storia d’amore da non ostacolare

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E’ una grande storia d’amore quella fra l’orsacchiotto e il vostro bimbo. Un legame che nasce fin da quando è neonato. L’orsetto è sempre lì con lui, è un oggetto familiare e lo rassicura. Nei primi mesi di vita, il neonato non distingue se stesso dalla mamma. E’ convinto di essere un tutt’uno con lei. Verso gli otto mesi, però, inizia a rendersi conto che siete due entità diverse e che tra voi c’è una distanza. Ed ecco che l’orsacchiotto, da presenza gradita diventa fondamentale per affrontare questo distacco. Diventa un oggetto di mediazione tra voi e lui, di transizione nella costruzione della sua identità. Il bimbo lo sceglie per compensare l’assenza della mamma. Ecco perché mai e poi mai dovete pretendere di sostituirlo con un altro amico di peluche o con uno uguale ma più nuovo. Se ne accorgerebbe subito e si sentirebbe smarrito. Per lui, infatti, non è la stessa cosa, perché solo il suo orsacchiotto fa da ponte tra i primi sei mesi in cui il bimbo è completamente attaccato a voi e il momento in cui inizia ad essere più indipendente. L’orsetto, attraverso la consistenza e l’odore, gli ricorda la mamma: il suo profumo, la sua pelle, i momenti in cui erano un tutt’uno. Perciò anche se ormai è diventato acciaccato e vecchio lui lo preferisce ad altri peluche nuovi e più belli. Per lui è un oggetto rassicurante che crea un legame tra i luoghi (la casa, l’asilo, l’esterno) e le persone (genitori, fratelli, babysitter) che lo circondano e gli vogliono bene. Non dà nessuna importanza al suo aspetto. Per lui diventa fondamentale soprattutto in certi momenti, come quello del sonno, perché l’aiuta a sentirsi meno solo e più protetto. L’oggetto ‘transizionale’, però, non dev’essere per forza un orsacchiotto, può trattarsi anche di un altro peluche, di una copertina o di un capo d’abbigliamento, come un calzino. E’ inutile che cerchiate di indirizzarlo verso un oggetto in particolare. Sarà lui a sceglierlo a seconda della sensazione di sicurezza che gli procura.
A volte, però, anche nelle storie d’amore più belle ci sono degli intoppi. Come fare se il bimbo ha dimenticato l’orsetto da qualche parte o, addirittura, l’ha perso? Cercate di calmarlo senza minimizzare la cosa. Deve sentirsi capito. Quando è più grande (dai 5 anni in su) potete spiegargli cos’è accaduto e proporgli di provare a rinunciare al suo amico. Non usate frasi sciocche come “E’ andato via” o “Tanto era vecchio”. La prima farebbe sentire il bimbo abbandonato, la seconda per lui non ha nessun senso. Se è ancora piccolo o se non si rassegna alla perdita, provate a proporgli un oggetto sostitutivo su cui avrete spruzzato un po’ del vostro profumo. A che età è giusto rinunciare all’orsacchiotto? Non c’è un’età precisa. Spesso rimane un oggetto indispensabile fino ai 6 anni. Dopo questa età, è il bambino stesso a separarsi a poco a poco dal suo oggetto preferito e a lasciarlo a casa, anche se resta sempre una fonte di conforto in caso di necessità, pur non avendo più le funzioni fondamentali che aveva durante l’infanzia. Vostro figlio, infatti, c’è ancora affezionato (ricordate che lui è un suo amico) ma ormai riesce a rinunciarci. Fate molta attenzione, però: deve essere il vostro bambino a decidere quando rinunciare all’orsacchiotto. Non prendete mai e poi mai l’iniziativa di buttarlo, anche se fosse ridotto ad un relitto. Vostro figlio non ve lo perdonerebbe mai. L’orsetto va conservato nella sua stanza da letto anche se non segue più il bambino dappertutto. Se, invece, dopo gli otto anni non riesce ancora a separarsi da lui, secondo gli esperti è meglio ricorrere ad un pedo-psichiatra che vi dirà se si tratta di una situazione preoccupante oppure no.

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