Il Pediatra – La Febbre

I Consigli del Prof. Sandro Ungari
Sandro_UngariA proposito di influenza, parliamo ora della febbre che è un’elevazione della temperatura corporea oltre il livello abituale (37°C circa).
Come la si misura? Non più con i termometri a mercurio (fuori legge per ragioni di possibile inquinamento ambientale) ma con quelli elettronici digitali applicati all’ascella (per alcuni minuti) o timpanici appoggiati all’orecchio, ottimi per la loro rapidità, ma poco precisi (ma è così importante che lo siano?) e inadatti nel primo anno di vita a causa della ristrettezza del condotto uditivo

Ma come viene la febbre? Abitualmente a seguito di un’infezione batterica o virale, l’organismo invia una sorta di ordine ai centri cerebrali della termoregolazione che elevano il livello della temperatura. Per far questo viene ridotta la dispersione del calore diminuendo l’irrorazione sanguigna periferica (e difatti si raffreddano le estremità, il naso e le orecchie,  la cute è pallida e le labbra spesso cianotiche) e aumentandone al tempo stesso la produzione, specie se l’elevazione è brusca, e il paziente ha freddo e brividi (le contrazioni muscolari generano calore): in questa fase i termometri elettronici cutanei danno valori falsamente bassi.
Spontaneamente o per intervento dei farmaci antipiretici infine la febbre cala e questo avviene invece con aumento della dispersione del calore (sensazione di caldo, arrossamento della cute, sudorazione più o meno profusa).
Quali sono i mezzi che abbiamo a disposizione per abbassare la temperatura? Innanzitutto va sottolineato che la febbre non è di per sé un fatto negativo, ma solo un sintomo di un’affezione, abitualmente di natura infettiva. Quindi la temperatura non va sempre e comunque combattuta. Si è visto ad esempio che animali da esperimento infettati con virus influenzali, guarivano prima se non venivano trattati con antipiretici.   Inoltre al massimo raggiunge 41°C, se va oltre si tratta di iperpiressia. Sgombriamo subito il campo da questo termine abusato: coloro che raggiungono questi livelli hanno una prognosi infausta perché è segno che sono danneggiati i loro centri neurologici della regolazione della temperatura, in genere, per encefalite, meningite o emorragia cerebrale. Ma è chiaro che non è la malattia che è provocata dalla febbre elevata, ma il contrario. Unica manifestazione che può essere causata dalla febbre è la convulsione febbrile che si verifica nel 3% bambini tra 6 mesi e 5 anni peraltro normali e che di per sé, anche se sgradevolissima a vedersi, non è pericolosa. Per ridurre la temperatura che si sta elevando, non dobbiamo usare mezzi fisici come togliere gli abiti, fare spugnature fredde o applicare borse di ghiaccio perché del tutto inefficaci e atti solo ad aumentare il disagio del paziente: quando ha i brividi, è bene coprirlo e invece spogliarlo se la febbre sta calando.

Si fa allora uso di farmaci antipiretici/analgesici. Non sono più in uso il metamizolo perché potenzialmente dannoso per il midollo osseo, né l’acido acetilsalicilico per il rischio di provocare la sindrome di Reye (un grave danno cerebrale ed epatico) se somministrato in corso di varicella o di influenza. Quindi si impiegano il paracetamolo (10 mg/kg/dose ripetibile ogni 4 ore, ma di recente si è sospettato che possa predisporre i bambino all’allergia) o l’ipubrufene (10 mg/kg/dose ripetibile ogni 8 ore, ma c’è rischio di danni allo stomaco). Oggi spesso si prescrive l’ipubrufene ogni otto ore se la temperatura supera i 39 gradi o se il bambino ha dolore (per esempio cefalea o otalgia) e, qualora la febbre dovesse elevarsi di nuovo tra una somministrazione e l’altra, si può intervenire con il paracetamolo. Nei bambini che hanno avuto convulsioni febbrili spesso si inizia a dare l’antipiretico a temperature più basse (ad esempio 38°C) ma ne è dubbia l’utilità perché la convulsione avviene in genere quando la febbre si sta elevando.

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