Il latte materno

A cura del Prof. Sandro Ungari

L’allattamento materno, detto anche al seno o naturale è così chiamato per distinguerlo da quello al poppatoio o artificiale. E’ l’alimentazione elettiva per il bambino e, come consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dovrebbe essere anche esclusiva per i primi sei mesi di vita e può essere continuata, integrata da altre sostanze, fino all’anno  Il latte di donna ha una composizione appropriata per il “cucciolo” dell’uomo che ha un accrescimento abbastanza lento: difatti rispetto a quello di altre specie animali che incrementano più rapidamente la loro massa muscolare e scheletrica, contiene minori quantità di proteine e sali minerali. Sembra, anche se non è ancora del tutto dimostrato, che protegga il bambino dalle infezioni, dalle allergie e dall’obesità, migliorando lo sviluppo psicomotorio e il rapporto madre- figlio e riducendo nella nutrice l’incidenza dei tumori della mammella e delle ovaie.

L’inizio deve avvenire, anche a seguito di taglio cesareo, nelle prime due ore di vita per favorire la “montata lattea”.

I pasti vanno dati al neonato sano a richiesta: quando e quanto vuole mangiare. Va tenuto presente che le ghiandole mammarie tanto più spesso e completamente vengono svuotate, tanto più producono latte.

Orientativamente, tra una poppata e l’altra, dovrebbero trascorrere da due a sei ore, quindi per cinque- otto pasti nelle 24 ore (anche di notte se il bambino lo vuole). Ciò che bisogna evitare è invece, salvo che non sia indispensabile, dare aggiunte di latte o altri liquidi con il poppatoio. Infatti l’allattamento al seno è, per il neonato, complesso: deve afferrare l’areola mammaria tra le arcate gengivali, spremere con il dorso della lingua il capezzolo contro il palato e infine succhiare e deglutire il latte. E’ evidente che tutto ciò è del tutto differente  e un po’ più faticoso che prendere un liquido con la tettarella.

Non bisogna aver paura di dare troppo o troppo di frequente il latte, primo perché non c’è alcun problema di digestione, e poi perché anche se è gravoso per i primi giorni, dopo due- tre settimane il neonato assume abitualmente un proprio ritmo e l’allattamento non più così impegnativo. Non è pensabile che un soggetto che dal primo pasto e ad ogni pasto assume sempre e solo latte, possa avere un’indigestione per averne assunto troppo per ingordigia, ne consegue che non è ipotizzabile che mangi eccessivamente. Ogni volta (ma non tutti sono d’accordo) andrebbero offerte le due mammelle, alternativamente, cioè iniziando la poppata successiva dal lato ove è finita la precedente.

Con un peso alla nascita normale (attorno a 3,3 kg) c’è il calo fisiologico che è di circa 300 grammi e viene abitualmente (ma non necessariamente, specie negli allattati al seno) recuperato entro i primi 10 giorni. Poi, nel primo trimestre, l’accrescimento è di 150-200 grammi ogni sette giorni (e con questo intendo dire che di regola non va fatta la pesata doppia per sapere quanto il bambino ha mangiato a pasto e neanche giornaliera perché generano solo ansia nei genitori).

La posizione della mamma può essere seduta con l’avambraccio semiflesso sul braccio a sostenere il dorso e il capo del figlio o sdraiata su un fianco e questa è la posizione che viene adottata in genere di notte. La durata di ogni singolo pasto sarà, orientativamente, di 5-15 minuti: la mamma si accorge che il figlio mangia effettivamente se, ogni 3-4 atti di suzione, ha una deglutizione.
Quasi tutto ciò che la mamma ingerisce, passa in maggiore o minore misura nel latte e deve pertanto consultare il pediatra ogniqualvolta ha bisogno di assumere un farmaco (in genere ibuprofene, paracetamolo e antibiotici del gruppo delle penicilline e cefalosporine sono ammessi). Può mangiare tranquillamente qualsiasi alimento, evitando però aglio, asparagi e cavoli perché danno un sapore inusuale al latte.

Dopo i pasti il bambino va tenuto con l’addome poggiato sulla spalla di chi lo sorregge (a bisaccia) per alcuni minuti al fine di fargli fare il “ruttino” (se non lo fa, non importa). I rigurgiti, anche abbondanti e ripetuti, purché non dolorosi, sono da considerare normali. Di notte deve dormire esclusivamente supino. E’ ormai appurato che in posizione prona, alcuni neonati, respirando di continuo l’aria da loro stessi espirata, possono soffocare; inoltre dormendo su un fianco -che è una posizione instabile – possono finire proni; d’altro canto non è minimamente vero che un bambino normale possa inalare, stando sul dorso, il materiale eventualmente rigurgitato.

Con il latte di donna le feci sono cremose o semiliquide, un poco grumose, di colore giallo oro, di odore acidulo, non sgradevole, emesse da più volte al giorno (6-7) a una ogni 2-3 giorni. Ad ogni cambio va pulita la cute dall’avanti all’indietro (dai genitali verso l’ano), possibilmente lavata e asciugata tamponando, applicando poi solo un poco di una qualsiasi crema (meglio se poco costosa!) che non contenga ossido di zinco.

L’introduzione di altri cibi viene consigliata dopo il compimento del 6° mese e per fornire il ferro (specie con la carne con la quale è ben assorbibile), che nel latte anche di donna è scarso, e per la prevenzione delle allergie. Sembra infatti dimostrato che se il bambino assume alcuni cibi (ad esempio uova o pesce) troppo tardivamente più facilmente si sensibilizza ad essi e d’altronde per cercare di evitare le manifestazioni più gravi della celiachia (l’intolleranza al glutine, contenuto in grano, orzo, segale e avena), che comunque è malattia ereditaria, sia meglio introdurre i cereali nella dieta tra il 5° e il 7° mese.

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