I neonati e l’importanza del contatto fisico, non solo con la mamma

L’importanza della pelle e del contatto fisico tra il neonato e la mamma (ma anche il papà): un’intimità che porta grandi benefici allo sviluppo psicologico, fisico e sociale del vostro bimbo. E che influisce anche sulla sua autostima.

di Carmela Lopardo Psicologa psicoterapeuta
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I primi istanti di vita di un bambino sono magici e unici, impregnati di sacralità. E tenere vicino, a contatto diretto, pelle a pelle il proprio bambino subito dopo il parto è un momento necessario e positivo che fa bene sia alla mamma che al neonato.

Il contatto fisico come conoscenza
Nel cosiddetto contatto “pelle a pelle” il piccolo, appena nato, viene messo a pancia in giù sul torace della mamma: un contatto tra corpi che permette, nelle prime ore di vita del bambino, una conoscenza reciproca unica e dai benefici provati, un’intimità che rappresenta un passaggio diverso rispetto al prendere in braccio un bimbo lavato e vestito dopo il parto. È un momento di conoscenza: degli odori, del calore, della fisicità.

La scoperta del mondo
La madre ha ora di fronte il suo bambino, non più la proiezione fino a quel momento solo immaginata del figlio in grembo. Non solo: per la donna è necessario affrontare il trauma, quasi un lutto, della pancia improvvisamente vuota dopo il parto, mentre per il neonato il trauma è portato dal mondo esterno, fuori dall’utero materno, pieno di luci, rumori, freddo.

Amore e calore
L’antropologo statunitense Ashley Montagu sottolineava già all’inizio degli anni ’70 l’importanza del contatto tra i corpi di madre e figlio nell’evoluzione del neonato a tutti i livelli, sociale e psicologico. La pelle possiede un linguaggio istintivo perfettamente comprensibile per il bambino fin dal primo momento. È una dimensione attraverso la quale il neonato può avere percezione di se stesso e degli altri, ma soprattutto un veicolo di amore e calore.

I benefici del contatto tra neonato e genitori
I benefici del contatto pelle a pelle, ormai noti e indiscussi, si riscontrano fin dall’allattamento al seno: l’Accademia Americana di Pediatria raccomanda che i neonati sperimentino il contatto pelle a pelle, e sono molteplici gli studi che evidenziano come uno dei risultati più evidenti è che questi bambini mantengono poi nel tempo l’allattamento per almeno sei settimane in più rispetto agli altri.
La pelle come mezzo di comunicazione
Sembra scientificamente provato che col contatto tra pelle possa iniziare un dialogo tra madre e figlio che diviene base fondamentale del loro rapporto. Il legame tra i due – come esseri ora indipendenti ma per sempre legati – comincia proprio da qui.
E i primi nove mesi di vita di un bambino, da questo punto di vista, sono fondamentali: un periodo definito di “esogestazione”, durante il quale mamma e bambino imparano ad amarsi e a conoscersi in un rapporto unico. Un rapporto in cui, ognuna per la propria specificità, si sviluppano entrambe le personalità: sia quella della madre che quella del nuovo nato.

Inizialmente dipendono in tutto da voi
“Nei gradini della scala zoologica più prossima alla specie umana i piccoli presentano alla nascita un grado maggiore di autonomia e, conseguentemente, minore necessità di cure parentali”, spiega Lorenzo Braibanti nel suo “Parto e nascita senza violenza”. Il neonato umano, invece, “si trova in uno stato di relativa impotenza”. E la “ridotta gamma degli istinti lo costringe ad una dipendenza pressoché totale nei confronti dei genitori e, in generale, dell’ambiente circostante”.

Il neonato deve sentire il battito della mamma
Il bambino appena nato trova calore e vita nella vicinanza pelle a pelle e nel sentire il battito cardiaco della mamma, sviluppando una migliore capacità di termoregolazione e una migliore propensione al sonno. Respira meglio fin da subito, e le apnee e pause respiratorie diminuiscono e scompaiono assai più rapidamente. Non solo: è stata osservata anche una diminuzione del tempo che mamma e bimbo passano in ospedale dopo il parto, nonché, nel tempo, una crescita di peso del bimbo più veloce e sana.

Vedi anche: Quanto deve dormire un neonato?

Ma anche quello del papà
E il contatto pelle a pelle fa bene anche a mamma e papà. Anche il padre può appoggiare il bambino sul suo torace, e sviluppare così fin da subito un’intimità unica e un legame profondo che da questa intimità trae linfa vitale. La mamma inoltre vedrà presumibilmente un aumento della produzione del latte, grazie all’allattamento che così ha inizio fin da subito, ed entrambi i genitori troveranno in questo contatto una vera e propria vocazione istintiva nella cura del bambino.

Gli effetti positivi della marsupioterapia
La stessa marsupioterapia è ormai sempre più diffusa negli ospedali del nostro Paese. Il metodo favorisce il sonno e le funzioni vitali dei bambini e fa riscontrare in generale benefici nella socializzazione e nello sviluppo psicologico e fisico. L’idea risale al 1978 ed è stata concepita per la prima volta a Bogotà, in Colombia, da un pediatra per rispondere all’assenza di incubatrici. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità su questo metodo risalgono a dieci anni fa, mentre si approfondiscono nel tempo anche le ricerche in campo psicoanalitico sugli effetti positivi della marsupioterapia.

Lo sviluppo della mente grazie alla pelle
È la pelle, infatti, a portare per tutta la vita di un essere umano l’eredità dei nove mesi “In Utero”. L’organo più esteso del corpo riveste un’importanza basilare nell’evoluzione del Sé. È il primo mezzo con cui un bambino, fin dall’inizio, conosce ed esplora il mondo, entrando a contatto con l’esterno e con gli altri fin da quando viene tenuto in braccio. Tutte le sensazioni che hanno origine dalla pelle vengono rielaborate dalla mente diventando percezioni, emozioni e sentimenti Secondo la psicologia infantile, mente e pensiero si sviluppano già nel primo anno di vita, e questa evoluzione avviene prima di tutto attraverso la pelle.

Favorisce anche l’autostima del neonato
Susan Ludington, esperta in marsupioterapia e professoressa in Pediatric Nursing in America, ha dimostrato che il contatto pelle a pelle, portando con sé cicli del sonno adeguati, ha come effetto un migliore e più rapido sviluppo cerebrale nel neonato. E, dal punto di vista psicologico, quel bambino ha più chance nel tempo di far evolvere l’autostima. Il contatto, infatti, sviluppa soprattutto l’area limbica, cioè quello che nel nostro cervello è il luogo dove si trovano la capacità di sentirsi amati, l’emotività e l’autostima.

Vedi anche: Dopo quanto tempo il neonato può uscire di casa?

 

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