Il caso Monte dei Paschi diventa un’arma in campagna elettorale

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L’affaire Monte Paschi è una Medusa che, via via che passano i giorni, acquisisce una nuova testa. Era iniziato solo sul terreno finanziario, successivamente ha iniziato a percorrere quello politico, da ieri si è aperto anche un percorso istituzionale.

Ieri, nell’occhio del ciclone, sono finite l’azione di vigilanza della Banca d’Italia e l’azione del Governo che alla banca senese ha offerto strumenti finanziari, i Monti bond riedizione dei vecchi Tremonti bond, per svincolarsi dalla complessa situazione patrimoniale.

Monti da Davos, annuncia che il governo riferirà in Parlamento e che la correlazione tra Imu e risorse stanziate per MPS, è solo frutto di evidenti ragioni elettorali. Ma, a fare scalpore, sono le parole del ministro dell’Economia Grilli che di fatto aprono un nuovo fronte: la vicenda “non è un fulmine a ciel sereno” e, quanto ai controlli, “dico solo che spettano alla Banca d’Italia”. Immediate le puntualizzazioni sia del Tesoro che della Banca d’Italia che, reciprocamente, comunicano che le due istituzioni vanno d’amore e d’accordo.

A tamponare il tutto le dichiarazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si dice consapevole della gravità della situazione relativa a MPS, ma c’è “piena fiducia in Bankitalia”.

Fatto è che sia in Bankitalia che al ministero di via XX Settembre per il caso MPS giocano in difesa. La prima comunicando in una nota le responsabilità del passato management di Rocca Salimbeni sia nelle scelte operative, sia nella scelta di nascondere i fatti alla vigilanza. Il secondo invece ricorda che i bond non sono ancora operativi “perché non si sono ancora verificate alcune delle condizioni necessarie per completare l’operazione”. In particolare, “occorre in primo luogo l’adozione da parte dell’assemblea degli azionisti di Mps, convocata per oggi venerdi’ 25 gennaio, della delibera che delega il Consiglio di amministrazione ad effettuare l’aumento di capitale al servizio dell’eventuale conversione in azioni dei Nuovi Strumenti Finanziari”. Poi, servira’ anche “l’acquisizione da parte del Mef del parere della Banca d’Italia che dovra’ pronunciarsi, tra l’altro, sull’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica dell’istituto di credito”.

E mentre continua e s’accende ancor di più la bagarre in ambito politico nazionale, con le elezioni alle porte, il caso MPS per una precisa parte politica, rappresenta una manna piovuta dal cielo. La situazione a Siena è piuttosto spinosa. La città ora non pretende solo spiegazioni, vuole la verità. Tutta la verità, su come è stata gestita la Banca negli ultimi anni. A metà febbraio il presidente Profumo e l’ad Viola hanno promesso di tracciare il quadro. Nell’attesa tutti aspettano cosa dirà oggi in assemblea, alla quale parteciperà anche Beppe Grillo, Gabriello Mancini.

Il presidente di Mps Alessandro Profumo dichiara: “Se ci saranno gli estremi per tutelare il valore patrimoniale della banca certamente ci muoveremo. Sono vicende complesse da gestire bene – dice Profumo -. Non sono operazioni rilevanti ma hanno avuto potenzialmente un impatto sul conto economico e sul bilancio. Più che queste vicende, è la situazione generale di Mps che richiede un ripensamento e una rifondazione del rapporto con la città».

 

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