Sul filo del rasoio

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John Keynes, uno dei padri della moderna economia, diceva che le riforme vanno fatte subito, “perchè nel lungo termine saremo tutti morti”. Più che una battuta un avvertimento mai come adesso profetico. C’è una Europa che arranca, con un Jean-Claude Trichet (Bce), sempre più preoccupato per un possibile, ulteriore, caso Lehman, che immette sul mercato interbancario liquidità per placare le tensioni. Poi c’è un’Italia sfinita, che continua ad essere bersaglio degli speculatori: da settimane Piazza Affari è in picchiata, una rovinosa caduta che sta bruciando miliardi. “La grave situazione non consente pause, non possiamo andare in vacanza e parlarne in settembre”, ha ammonito la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, chiedendo al Governo di dare il via libera immediato a un piano di riforme condiviso dalle opposizioni. Liberalizzazioni, revisione del sistema fiscale, tagli ai costi della politica, semplificazione amministrativa, privatizzazioni, sostegno agli investimenti. Soprattutto, conti in equilibrio, per mettere in sicurezza il Paese, allontanarlo da un pericoloso avvitamento, raffreddare la temperatura rovente di un debito pubblico salito alle stelle che impaurisce gli investitori ed espone agli appetiti della speculazione. Certo, oltreconfine le cose non vanno molto meglio, con la crisi dei debiti sovrani che tiene sotto scacco l’Eurozona, con la frenata della crescita, mentre altre economie emergenti, i Paesi della cosiddetta area Bricst (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e Turchia), galoppano senza sosta. Ma è l’Italia a continuare a tenere banco. Dopo l’allarme default di una Grecia sull’orlo della bancarotta, il dissesto dell’Irlanda, la crisi spagnola e quella portoghese, dopo i piani di aiuto varati da Bruxelles per evitare un’infezione dei mercati, toccherà a Roma battere cassa? Trichet ha esortato l’Italia a varare velocemente un piano di risanamento. Ma la manovra finanziaria del Governo si muove tra le sabbie mobili di una maggioranza che appare sempre più nel caos, con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti in piena fibrillazione per l’inchiesta che ha travolto il suo ex consigliere politico, che appare ogni giorno sempre a un passo dalle dimissioni. Milano, impietosa, ha presentato il conto. Raffiche di vendite, banche impallinate, continui arretramenti. E non aiuta ciò che succede oltreoceano, negli Stati Uniti di Obama schiacciati dal debito pubblico, con i listini a stelle e strisce che procedono ondivaghi, senza offrire appigli all’Europa. Ormai camminiamo sul filo del rasoio.

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