Chi vuole affossare l’euro?

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Ora sul banco degli imputati, oltre all’inflessibile Germania fresca di bocciatura da parte dell’agenzia di rating Moody’s, rischia di finirci anche la Troika costituita dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca centrale europea e dalla Ue. Ha chiesto e imposto la massima austerity, misure lacrime e sangue per mettere in salvo i Paesi periferici dell’Eurozona e dunque la moneta unica. Il risultato, a tre anni dalla scoperta che i conti pubblici della Grecia erano truccati e che Atene poteva trascinare il vecchio continente nel precipizio, è un mix esplosivo: disoccupazione al galoppo, debito pubblico alle stelle, spread impazziti, Pil in decrescita. La Grecia è a un passo dal ritorno alla dracma, la Spagna è disastrata, l’Italia corre il serio pericolo di dover invocare aiuto, con un debito pubblico che continua ad aumentare. Insomma, di troppa austerity si può anche morire. Un bel pertugio per gli speculatori. Gridare al complotto non è politicamente corretto. Candida alla paranoia. Eppure…La domanda aleggia nell’aria, riempie le chiacchiere nei corridoi dell’alta finanza: chi ha interesse ad affossare l’Eurozona? Le Borse sfiancate da oltre un anno da saliscendi da brivido stanno lì a dimostrare che, in fondo, la fantapolitica non c’entra proprio nulla. L’autorevole New York Times ha scritto che agosto sarà da cardiopalmo, che una ulteriore ondata speculativa colpirà Grecia, Spagna e Italia. E c’è da dire che i precedenti non mancano. A partire dalla cena super-segreta durante la quale nel febbraio 2010 i principali hedge fund, da Soros a Paulson, concordarono a New York di attaccare insieme l’euro. E di quella cena si è occupato anche il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, con una inchiesta dettagliata. Tra le pratiche speculative più diffuse, nonché demonizzate, ci sono le vendite allo scoperto. Illecite per tutti tranne che per il mercato borsistico, consentono di vendere titoli che non si posseggono ma si detengono solo in prestito per poi acquistarli a un prezzo più basso. Una classica operazione ribassista, che a volte viene vietata per contenere la depressione del mercato. Tanto per fare un esempio la Consob, in questi ultimi giorni febbricitanti, ne ha imposto il divieto per una settimana: Piazza Affari ha immediatamente ripreso quota. Un provvedimento tardivo, per evitare in extremis la caduta in un precipizio, che mostra in ogni caso come questa speculazione ribassista possa davvero danneggiare il mercato. Tanto che Madrid l’ha vietata fino ad ottobre. Gli speculatori annusano i punti di non ritorno, gli squilibri, le contraddizioni di una Europa alle prese con la debolezza della moneta unica, mai come ora davvero esposta a un contagio della crisi dei debiti sovrani, e attaccano per lucrare, innescando un meccanismo perverso. E avvertono anche i limiti di una politica economica improntata alla massima austerity che non sta dando gli effetti sperati, al contrario sembra aggravare la recessione. Senza contare che le cure choc, a base di tagli e tasse, provocano grande scontento, minando le fondamenta della coesione sociale. A iniettare un po’ di fiducia ci pensa Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. Nel bel mezzo del caos ci ha assicurato che “la Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro”, che Spagna e Italia hanno “fatto progressi notevoli”, che non è nemmeno ipotizzabile un’Eurozona senza tutti i suoi Paesi membri. Basterà a zittire il ringhio degli speculatori?

 

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