Turchia e AI: arte, scienza e identità digitali per proteggere il patrimonio culturale

Come la Turchia usa scienza dei materiali, tracciabilità digitale e intelligenza artificiale per proteggere il suo patrimonio culturale.

Museo archeologico Istanbul Turchia ai
Museo archeologico Istanbul- Credits: Ambasciata di Türkiye

Immaginate un frammento di ceramica, una moneta, una statuetta: oggetti che hanno attraversato tremila anni di storia, sopravvissuti a guerre, saccheggi e cambi di civiltà, e che oggi portano addosso una firma invisibile, impossibile da cancellare. È quello che la Turchia ha fatto con oltre 600.000 manufatti delle sue collezioni statali: una marcatura chimica che si comporta come il DNA, unica per ogni pezzo, inviolabile anche in laboratorio, e del tutto invisibile a occhio nudo.

La marcatura non tocca il reperto in nessun modo, niente fori, niente incisioni, niente alterazioni chimiche visibili. Eppure è lì. E un ladro che si impossessasse di un oggetto marcato si troverebbe, di fatto, a trasportare una prova contro sé stesso.

Tecnologie simili esistono già nel settore privato. Quello che non era mai successo è che un governo le applicasse su scala nazionale, integrandole con una piattaforma di intelligenza artificiale e un registro statale che abbraccia musei pubblici, privati e collezionisti autorizzati. Quasi tutti i pezzi esposti e conservati nei depositi sono già stati trattati.

TraceART: l’intelligenza artificiale al servizio della cultura

TraceART non è un software comprato sul mercato. È uno strumento sviluppato direttamente dal Ministero della Cultura turco, diventato operativo nel 2025, e costruito con un obiettivo preciso: trovare quello che non dovrebbe essere in vendita.

Ogni giorno analizza milioni di immagini su case d’asta, marketplace e social media in tutto il mondo, alla ricerca di oggetti e opere d’arte di presunta origine turca che non dovrebbero trovarsi sul mercato. Non cerca corrispondenze esatte: legge pattern stilistici, microfratture, texture dei materiali e li confronta con i modelli archiviati nel MUES, il registro nazionale dell’inventario museale. È il tipo di attenzione che nessun occhio umano potrebbe sostenere su quella scala.

I risultati sono già concreti. Nel 2025 la Turchia ha ottenuto il rimpatrio di 180 reperti, e TraceART ha avuto un ruolo determinante nell’identificare due piastrelle di İznik del XVI secolo poi recuperate dal Regno Unito. Zeynep Boz, direttrice dell’unità per la lotta al traffico illecito di beni culturali, ricorda con precisione il momento della svolta: “Ricordo chiaramente quando il computer ha elaborato i dati e abbiamo visto il match comporsi.”

Le partite ancora aperte

Non tutto è tornato a casa. Una testa di marmo in stile anatolico è rientrata a gennaio dal Denver Art Museum in Colorado, ma il “Vecchio Pescatore”, un torso marmoreo, è ancora a Berlino. Decine di piastrelle di İznik si trovano al Louvre di Parigi. La Turchia sta premendo per il loro recupero, con strumenti diplomatici e tecnologici che fino a pochi anni fa non esistevano.

L’obiettivo: 2,8 milioni di reperti entro il 2028

Il Ministro della Cultura Mehmet Nuri Ersoy ha dichiarato che il sistema ha portato la sicurezza dei musei turchi al più alto livello mondiale. L’ambizione è estenderlo all’intero patrimonio nazionale, oltre 2,8 milioni di manufatti, entro il 2028.

Con questo progetto la Turchia diventa il primo paese al mondo ad aver trasformato la protezione del patrimonio culturale in una infrastruttura di Stato: non una task force, non un database investigativo, ma un sistema integrato che unisce chimica, intelligenza artificiale e diplomazia. Un modello a cui il resto del mondo dovrà prima o poi guardare.

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