Sacrifici per il paese, ma i parlamentari rinviano tagli ai loro stipendi

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Il gruppo di parlamentari più pagato d’Europa, che tra vitalizi, stipendi ed altri privilegi costa allo stato un miliardo settecento milioni l’anno e che chiede al paese di fare pesanti sacrifici vista la situazione critica del paese, cancella il taglio ai propri stipendi.
I “cari” onorevoli, si appellano all’autonomia del Parlamento dicendo che non è il governo che ha il compito di legiferare in materia, aggiungendo anche che non si tratta di un tentativo di rimandare la questione in un altro momento. La manovra prevede che il governo recepisca i risultati del confronto sugli stipendi degli altri parlamenti europei di cui si sta occupando la commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini.
Per il vice capo gruppo del Pdl a Montecitorio, Massimo Corsaro non si tratta di un rinvio a tempo indeterminato. «Si sta lavorando per un emendamento in cui si stabilirà un tempo massimo entro cui la commissione Giovannini dovrà intervenire. Eventualmente la nuova formulazione servirà per dare qualche mese in più di tempo». Mentre per Pier Paolo Baretta del Pd, “il punto di fondo è che non può essere il governo a recepire i risultati ma deve essere il Parlamento”.
Formalmente avranno anche ragione, il punto è che in un momento come questo, anche simbolicamente, è importante che i sacrifici siano fatti da tutti e che i primi a farli siano proprio coloro che li chiedono agli altri.

 

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