Riforma costituzionale 2016: cos’è e quali sono i più importanti cambiamenti previsti

Riforma Costituzionale su cosa si vota? Tra poche settimane saremo chiamati a votare su una serie di importanti modifiche approvate alla nostra Carta costituzionale. Vediamole più nello specifico.

Riforma costituzionale Senato

Tra ottobre e novembre (la data non è ancora stata fissata) saremo chiamati a votare per accettare o meno i cambiamenti introdotti nella nostra Carta costituzionale. Si tratta di una serie di modifiche che vanno a riorganizzare in modo considerevole tutto il nostro assetto istituzionale: analizziamo i principali cambiamenti previsti.

Modifica del ruolo di Camera e Senato, fine del bicameralismo perfetto

Si vota per la modifica dell’articolo 55 della Costituzione cambiando radicalmente sia la composizione che le prerogative delle due Camere.

Il nuovo Senato rappresenterà le istituzioni territoriali e avrà sostanzialmente una funzione consultiva, di controllo e di raccordo tra stato ed enti locali.

Il senato sarà composto da 95 membri (contro i 315 attuali) più 5 senatori (non più a vita) nominati dal presidente della Repubblica con durata settennale. I senatori saranno eletti in modo indiretto, verranno scelti dai consigli regionali che con metodo proporzionale invieranno a Roma 21 sindaci (1 per ogni regione e 2 per il Trentino Alto-Adige) e 75 consiglieri regionali (da un minimo 2 per regione a salire in base alla popolosità della regione e proporzionalmente alla consistenza percentuale dei partiti).

I 100 senatori non riceveranno uno stipendio (ovviamente continueranno a percepire la loro indennità di sindaco o di consigliere regionale). L’istituto dei senatori a vita sarà mantenuto solo per gli ex presidenti della repubblica (oltre che, ovviamente, per gli attuali senatori a vita in carica).

Alla Camera dei deputati (che manterrà lo stesso numero) resterà la funzione legislativa piena: darà solo lei la fiducia ai governi, mentre il Senato potrà chiedere solo modifiche alle leggi approvate dalla camera (entro 30 giorni dall’approvazione) dietro richiesta di almeno un terzo dei senatori. Il Senato manterrà inoltre il potere di elezione del presidente della repubblica e dei membri del Csm e dei giudici della Corte costituzionale (i 5 giudici di nomina parlamentare non saranno eletti più in seduta comune ma 3 dalla Camera e 2 dal Senato).

Il senato conserverà la funzione legislativa per le sole leggi costituzionali e di modifica della legge elettorale e per le leggi sui rapporti tra Stato, Unione europea ed enti locali e la tutela delle minoranze. Per le norme riguardanti le competenze delle regioni (dato che le province saranno abolite anche in Costituzione) il voto del senato sarà obbligatorio (e non solo a richiesta di almeno un terzo dei senatori).

La camera potrà accogliere le richieste di modifica avanzate dal Senato o respingerle con maggioranza semplice (sarà richiesta la maggioranza assoluta invece per quanto riguarda le norme relative ai poteri delle regioni e alle leggi di stabilità).

Ridefinizione delle competenze di stato e regioni

La riforma prevede il ritorno esclusivo allo stato del potere legislativo in materia di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, energia elettrica (sia per quanto riguarda la produzione che la rete distributiva), ordini professionali, tutela e promozione occupazionale.

Alle regioni restano comunque importanti capitoli di decisione e di spesa (sanità, turismo, sviluppo economico locale e formazione professionale regionale).

Nuova disciplina per referendum e leggi di iniziativa popolare

Cambierà il quorum richiesto per i referendum: 50% più uno degli aventi diritto per referendum richiesti da meno di 800.000 elettori, 50% più uno dei votanti delle ultime elezioni per referendum richiesti con più di 800.000 firme.

Le leggi di iniziativa popolare si potranno richiedere con 150 mila sottoscrizioni (3 volte la cifra precedentemente richiesta) ma ci sarà la certezza che tali leggi saranno discusse e votate dal Parlamento.

Leggi a data certa

Una novità prevista è quella di riservare un percorso prioritario e con scadenza temporale certa a determinate leggi. Il governo potrà chiedere che per alcuni disegni di legge, ritenuti di importanza essenziale ai fini programmatici, la Camera voti entro 5 giorni. Se la richiesta di votazione “a data certa” è accolta l’iter di legge deve concludersi in massimo 70 giorni. Questo provvedimento “velocizzato” non si potrà però applicare alle leggi di bilancio e stabilità, agli indulti e ai provvedimenti di amnistia, alle norme riguardanti le leggi elettorali e alle ratifiche di trattati internazionali.

Abolizione del Cnel

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, che oggi ha funzioni solo consultive e di promozioni di norme in materia economica e sociale, verrà abolito.

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