Zuckerberg: la politica e le gaffe

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Primo intoppo per la lobby o Advocacy partorita dalla vulcanica mente di Mark Zuckerberg. Il responsabile di questa struttura che dovrebbe avere il nome di Human Capital, Joe Green, in una email indirizzata ad altri leader dell’industria hi-tech, intercettata da un quotidiano politico Usa, è incappato in alcuni errori di comunicazione grossolani, tra cui dichiarare che Bill Gates aveva accettato di farne parte, cosa in realtà non confermata dallo stesso padrone di Microsoft.Poi dava già per certo il nome di Human Capital, ancora non approvato ufficialmente, ma soprattutto, nell’email sottolineava i motivi per i quali i leader delle aziende tecnologiche avrebbero avuto successo alleandosi: «siamo una forza politica perché controlliamo i canali di distribuzione di massa»; «perché siamo popolari tra gli americani»; «perché siamo ricchi anche a livello personale».

Naturalmente Green si è subito scusato, spiegando che si trattava di una bozza datata. A ogni modo l’esordio del gruppo è stato rinviato, probabilmente a fine settimana,ma la cosa più grave, è che la gaffe ha attirato sulla nuova struttura molta attenzione negativa. A differenza del nostro paese, negli Usa, l’idea che una o più società dei media si mettano d’accordo e possano così facilmente manipolare l’opinione pubblica non fa star tranquilli i cittadini a stelle e strisce e attira l’attenzione del Congresso. E, anche se alcuni osservatori minimizzano, spiegando che si tratta di un linguaggio comunemente usato per adulare e motivare un gruppo d’interesse, da adesso in poi, gli occhi degli americani, su Human Capital, saranno bene aperti.

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