Volare con il bagaglio “a mano”

Volare è uno stress.

Beninteso… non lo dico io, ma diversi articoli apparsi questi giorni in giro per il web. Sinceramente si potrebbe anche essere d’accordo, specie se tale affermazione è rivolta a noi poveri maschietti. 
Dai, eh?, non vi arrabbiate… è la verità!
Mi ricordo l’ultima volta che ho preso l’aereo con una mia collega: dovevamo andare in trasferta per un paio di giorni e, come al solito, ci siamo incontrati all’aeroporto. E come al solito, si è ripetuta la stessa identica scena di tutte le precedenti trasferte…
Insomma, io arrivo con il mio bel trolley che non devo neanche consegnare e mi fermo al bar ad aspettare.
Improvvisamente, in lontananza, vedo una serie di buste-bustine-bustone che camminano, che si avvicinano sempre più, che mi si parano davanti e uno stridulo ciao echeggia nelle mie orecchie…
Ho appena consegnato la valigia, ma queste cose proprio non posso non portarle sull’aereo“.
Già immagino le figuracce che stanno per arrivare. Infatti, arrivati al check-in, il cicalino inizia a suonare. “Signora, credo sia il caso che tolga la cinta; forse è la fibbia che fa suonare“.
Naturalmente io, che sono già passato, inizio a raccattare la serie di buste-bustine-bustone e naturalmente arriva anche lei perché era proprio la cinta che continua ostinatamente a mettersi che suonava. E che, naturalmente, non riesce più a mettersi da sola. “Dai… aiutami!
Ma come faccio che ho le mani piene delle tue buste?
Poggiale a terra, no?
Ed appena poggiate a terra ecco che tutti i passanti, scambiandoci per barboni contornati dalle loro buste passati non si sa come, iniziano a porgerci delle monete…
Ma guarda questa cintaccia… senti un po’… mettimi il coso nel buco, dai!
Sia ben chiaro, eh?, non sta con me… l’ho trovata qua fuori e mi hanno solo chiesto di darle le sue pasticchine…
Ma anche questa volta riusciamo a venirne a capo e ci dirigiamo al tunnel quando, naturalmente, lei deve fare pipì.
Abbiamo un’ora di volo davanti a noi, aspetta che saliamo.
No-no-no-no… non resisto, dai reggimi le mie cosette che faccio subito“.
E nuovamente, questa volta fuori al bagno, i passanti mi porgono monetine.
L’aereo. Finalmente… un miraggio. Prendo posto e inclino la poltrona: la campagna di Russia è stata sicuramente meno faticosa, ma un’ora di sonno non me la leva nessuno. Nessuno?
Ehi… ehi… già dormi?
No, no… contavo tra quanti secondi mi avresti chiesto qualcosa.
Il mio sedile non si inclina…
E ci credo… con tutte quelle buste che ci hai infilato sotto!

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