Un milione di donne in piazza dicono basta

senonoraquando13febbraio2011Oltre 200 iniziative, raduni da Tokyo a New York, da Parigi ad Auckland, in Nuova Zelanda, da Lecco a Vibo Valentia, grandi cortei e presidi a Napoli, Torino, Palermo, Milano, e a Roma, in piazza del Popolo. Una manifestazione che sembrava nazionale ma in realtà è andata ben oltre, perché tutta la stampa mondiale ne ha dato risalto ampiamente. Piazze gremite senza “trucchi” per ridurne la capienza. La protesta delle donne per rivendicare la propria dignità ha riempito le piazze di tutta Italia. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini le aveva etichettate come “poche, radical chic”. Se il secondo è un legittimo giudizio politico, la prima era una previsione: sbagliata. Manifestazioni colorate e scandite da balli, cartelli fantasiosi, cori e slogan, anche per sollecitare le dimissioni di Silvio Berlusconi, si sono tenute da Nord a Sud del Paese e hanno visto anche la partecipazione di tanti uomini e intere famiglie. Un successo nei numeri e nella simbologia politica, nessuna bandiera di partito ma tanta ironia e tanta voglia di dare, al mondo, se ce ne fosse bisogno, un’immagine diversa delle donne. A Milano la manifestazione si è conclusa con uno sventolio di bandiere bianche assieme al grido di “dimissioni”, indirizzato a Berlusconi. Sul palco, a protestare, oltre a Franca Rame e Dario Fo, anche Claudia Mori per la «mercificazione insopportabile» nel mondo dello spettacolo. Balli, cartelli con su scritto «Veronica è libera, ora tocca a noi», per i tanti partecipanti, tra i quali c’era anche Sara Giudice, la consigliere del Pdl che ha promosso la raccolta firme per chiedere le dimissioni Nicole Minetti. A Roma, a piazza del Popolo, in migliaia assiepati ai margini e fin sulla terrazza del Pincio. “Siamo più di un milione!”, è l’annuncio che, mettendo insieme i numeri di tutte le piazze, scatena il boato della manifestazione romana. Una manifestazione senza colori partitici, a intervenire sul palco anche la finiana Giulia Bongiorno che tuona contro “i festini hard” usati per “selezionare la classe dirigente”. Applauditissima Eugenia Bonetti, suora delle missionarie della Consolata, contesta “l’uso del corpo della donna, la cui dignità non può essere mercanteggiata perché è un dono sacro di Dio”.

da Roma Redazione Donnesulweb

14 febbraio 2011

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