Schettino, esclusiva a peso d’oro

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Trentadue vittime, la più piccola, Dayana Arletti, aveva solo 5 anni, era in vacanza con il papà, morto pure lui. “Il mio cordoglio va alle famiglie colpite negli affetti più cari”, dice oggi Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia, naufragata al largo dell’isola del Giglio. Libero, dopo la revoca degli arresti domiciliari, Schettino si sta dando da fare un bel po’. Per esempio ha dato mandato al suo legale di trattare il rilascio di una bella intervista in esclusiva, tanto per raccontare la sua verità. Che però, per lui, vale oro. Base d’asta: 50 mila euro. Cosa che in fondo nemmeno ci stupisce. Il fatto è, ahinoi, che pare valere oro anche per i media italici. Perché se il naufragio della Costa Concordia è stato una enorme tragedia poi si è trasformato rapidamente in uno show. Con buona pace di chi è sepolto in mare, ancora disperso. Di chi a casa ci è tornato in una bara. Del comandante della Capitaneria di Porto Gregorio De Falco, che ordinava inutilmente a Schettino di tornare sulla nave (che aveva abbandonato) per coordinare i soccorsi dei passeggeri. Infine con buona pace di un Paese capace di indignarsi di fronte a tanto dolore – e a tanta codardia – e poi di trastullarsi, dimentico, con le parole di chi avrebbe dovuto fare il proprio dovere e non l’ha fatto. Canale 5 ha già anticipato il memoriale, Schettino sarà pure addolorato, come assicura, ma non ci pare che tra le emozioni e i sentimenti che lo animano ci sia il benchè minimo senso di colpa. Imperizia, negligenza? O Schettino ha, come sostiene, evitato una catastrofe ancora peggiore? Il diritto di difesa è garantito dalla Costituzione, la giustizia farà il suo corso. Lo sappiamo, e nemmeno vogliamo metterlo in discussione. Ma Schettino avrebbe potuto attendere di essere davanti al giudice per raccontare la sua verità. E avrebbe potuto farlo, dignitosamente, senza chiedere alcunchè in cambio. Tanto per dare a se stesso anche una occasione di riscatto. Dal canto loro i media potrebbero, rispettosamente, dimostrare al Paese che dopo una vicenda che ha tragicamente tracciato il confine tra ciò che è bene e ciò che è male sanno ancora distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Così non pare che sia, in una confusione etica e morale nella quale sembra prevalere un solo imperativo: the show must go on. De Falco non ci risulta che abbia chiesto contributi per raccontarsi e raccontare ciò che successe quella notte in cui la Costa Concordia naufragò. Lo abbiamo acclamato, lui si è accomiatato dicendo semplicemente: “Ho solo fatto il mio dovere”. Vero. Fosse qui, Brecht ancora una volta ci ricorderebbe: “Beato il Paese che non ha bisogno di eroi”.

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