Monti: sui suicidi rifletta chi è causa della crisi

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Mentre imprenditori e disoccupati continuano a suicidarsi, aumentando ieri di altri tre il triste numero dei morti, la politica non perde occasione per azzuffarsi e creare ulteriore malcontento e distacco con la gente comune. La Lega e gli altri parti che si sentono chiamati in causa non hanno perso tempo ieri per accusare Monti di speculare sui suicidi perché discutendo delle “conseguenze umane” della crisi, il premier ha invitato coloro che hanno portato l’economia di questo paese in questo stato a riflettere sulle “conseguenze” di una “crisi drammatica” figlia dell’insufficiente attenzione alle “riforme strutturali”. E così, prima palazzo Chigi, poi lo stesso presidente del Consiglio chiariscono: non mi riferivo a chi si è tolto la vita, evento tragico di cui “non mi permetterei di parlare in un contesto come questo”, precisa Monti. Né tantomeno a puntavo l’indice contro questo o quel governo, aggiunge. Insomma, rimarca con un occhio ai partiti (ed in particolare il Pdl, particolarmente agitato dopo il voto) non c’era nessun intento di fare “speculazioni politiche”. Il cuore del discorso del professore è sull’Europa. E infatti Monti lancia un veemente appello, esortando la Commissione europea a “trascinare” i partner Ue più riluttanti (Germania in testa) e spronando gli altri partner a darsi una mossa. Secondo il premier il voto delle amministrative non avrà conseguenze sul governo; anzi, unitamente ai risultati in Francia, Grecia e persino Germania, “agevola” il compito del governo italiano che da tempo chiede all’Europa di fare di più sul fronte della crescita. Sa perfettamente che le forze politiche, “insofferenti” alla disciplina di bilancio, gli chiedono di “battere i pugni sul tavolo”. Ma farlo, magari adottando unilateralmente misure contrarie al rigore, sarebbe “controproducente” perché l’Italia sarebbe punita dai mercati con lo spread che “schizzerebbe” alle stelle. A giudizio del premier è meglio lavorare di cesello, convincendo la Germania che “strangolare” le imprese o impedire di lavorare sul fronte della domanda è sbagliato e non porterà quella maggiore crescita indispensabile per uscire dalla crisi. Ecco perché il premier si dice fiducioso che gli eurobond vedranno la luce, anche se magari non subito.

 

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