Ministeri al nord: ostilità tra Quirinale e Lega

napolitano1agosto11
E’ scontro tra il Quirinale e Lega sui ministeri al Nord. Il Senatur, per la prima volta a Roma dopo il suo intervento agli occhi per una cataratta, ha aperto le ostilità subito dopo il consiglio dei Ministri dove ha ascoltato Berlusconi, con cui si racconta fosse evidente il gelo, rivolgere ai presenti “un pressante invito a tenere in debito conto le osservazioni formulate” da Napolitano e chiedere “a tutti i ministri di tenere comportamenti conseguenti”. Successivamente, Bossi non si e’ sottratto alle domande dei cronisti sul richiamo di Napolitano. “Che non si preoccupi”, ha detto, “i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo la'”. Poco dopo il Quirinale pubblica sul sito la lettera che aveva inviato a palazzo Chigi. “La pur condivisibile intenzione di avvicinare l’amministrazione pubblica ai cittadini non può spingersi al punto di immaginare una ‘capitale diffusa’ o ‘reticolare’ disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica”, ha chiarito il Presidente nella lettera raccogliendo il plauso di tutte le opposizioni. Dunque l’apertura di sedi ministeriali fuori da Roma “confliggerebbe con l’articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale”, ha sottolineato. Napolitano ha spiegato di ritenere “doveroso” illustrare al governo “queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell’unita’ nazionale e garante di principi e precetti sanciti dalla Costituzione”.
Bossi però non ne ha tenuto conto. “La Costituzione non parla di dove devono stare i ministeri”, ha controreplicato, “noi teniamo conto dei rilievi del Colle pero’ vogliamo spostare i ministeri come fanno gli altri paesi europei”. Detto questo, il rapporto con Napolitano “non si rompera’ per quello”, ha assicurato. E i rapporti, ha tenuto a precisare, sono buoni anche con il premier. Duro il giudizio di Gianfranco Fini: Berlusconi, ha ricordato, ha richiamato i ministri ad ascoltare il Colle mentre Bossi “sembra andare per un’altra strada, di chi con una dichiarazione sprezzante, sta giocando un’altra partita”.

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