L’anno giudiziario che verrà

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Anche quest’anno, l’analisi sullo stato della Giustizia italiana, è risultato in termini di efficienza piuttosto preoccupante,anche se la crisi economica in corso potrebbe rappresentare una opportunità per la soluzione di qualche problema.
I dati forniti dal primo presidente della Corte di Cassazione in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario sono piuttosto emblematici.
La Nazione ha ancora un arretrato di circa 9 milioni di cause di cui 5,5 civili e 3,4 penali; un arretrato di tale portata potrebbe essere piuttosto disincentivante per la la categoria dei magistrati che, pur volendo essere volenterosa, potrebbe essere psicologicamente disincentivata nell’afrontare tale montagna di lavoro.
Anche i numeri dei nuovi procedimenti di primo grado incardinati nel 2011 non è affatto confortante 2.800.000 in Italia, rispetto alla Francia 1.800.000 ed alla Spagna 1.600.000.
Oltre ad una elevata disponibilità alla litigiosità, pesa un rapporto piuttosto elevato avvocati giudici, in Italia pari a 32,4, rispetto a quello francese di gran lunga inferiore di 8,2.
Altrettanto squilibrato appare, il rapporto tra avvocati ed abitanti che è di 332 ogni 100.000 abitanti rispetto al 75,8 della Francia.
Tali dati sembrerebbero dar credito alla spiegazione più semplice, secondo cui la presenza di troppi avvocati assieme ad una generale disponibilità alla lite, porterebbe il paese ad una maggiore litigiosità che non trova, dall’altra parte, un numero adeguato di magistrati idoneo allo smaltimento delle cause.
Eppure se andiamo ad osservare un altro dato, sempre fornito dal Primo Presidente, risulterebbe accertata una buona efficienza della magistratura italiana che, a fronte di 1.280.000 di nuovi procedimenti penali avviati nel 2011, ne avrebbe però definiti 1.204.000 chiudendo quindi l’anno in deciso “pareggio” di gestione.
Per completezza possiamo aggiungere che, la magistratura francese avrebbe anch’essa chiuso in pareggio l’anno giudiziario 2011 con 610.000 nuovi processi penali definiti rispetto ai 618.000 di nuovo avvio.
Pertanto, almeno nel settore penale, il problema da risolvere, potrebbe essere individuato, non tanto nell’incardinamento di nuovi giudizi quanto nello smaltimento dell’arretrato; se si considera che, in questo settore dell’attività giudiziaria, è vigente l’istituto della prescrizione, che consente l’estinzione del reato per decorso del termine, allora si potrebbe ipotizzare una riduzione automatica ma sostanziosa dell’arretrato.
La crisi economica in corso, con l’aumento già operato dal Ministero dei contributi unificati che devono essere anticipati da chi iscrive la nuova causa in tribunale, sembra aver avuto l’effetto di disincentivare l’apertura di nuovi giudizi, portando la magistratura ad interessarsi maggiormente verso lo smaltimento delle vecchie posizioni in arretrato con ricadute positive che potremo verificare già nel breve periodo.
Ma allora cosa sarà di tutti questi 240.000 avvocati? La diminuzione del contenzioso porterà certamente anche ad una riduzione del numero complessivo degli avvocati e certamente del loro reddito medio con una maggiore propensione verso le associazioni professionali per conseguire economie di scala e riduzione, per unità di prodotto, dei costi purché non vengano oltremodo vessati da ulteriori norme, populiste che, nel nome di una liberalizzazione, peraltro già esistente, non incida ulteriormente nel rendere più gravosa una professione, già difficile e non più elitaria come un tempo:
Un anno quello che verrà allora, almeno per l’attività giudiziaria non necessariamente negativo seppur determinante per la svolta che il settore deve assumere.
Studio legale Carlini & partners

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