Israele: sale la tensione. Bombe e vittime

 

Gaza-3
Le tensioni, nella Striscia di Gaza, erano iniziate lo scorso fine settimana. Dai territori  governati dal 2006 da Hamas, erano partiti dei missili diretti verso il sud di Israele e le reazioni da parte del governo di Netanyahu non si erano fatte attendere.

Lo Stato israeliano, secondo quanto riporta il Washington Post, aveva iniziato una serie di raid aerei sui territori occupati, nel tentativo di colpire obiettivi militari e depositi di armi.In uno di questi raid erano stati uccisi 3 militanti palestinesi mentre erano a bordo di alcune motociclette nel campo profughi di Khan Yunis, oltre al capo militare di Hamas, Ahmed al-Jabari, che era a bordo della sua auto. Per quanto l’azione messa in campo da Israele fosse chirurgicamente precisa, nel corso del conflitto, non sono mancati i cosiddetti “danni collaterali” da ambo le parti: si parla, infatti, di un totale di oltre 18 vittime, di cui 3 israeliane. In particolar modo, fonti locali riferiscono di un raid sulla cittadina di Ashkelon che avrebbe colpito un condominio di 4 piani uccidendo 3 persone (2 uomini e 1 donna) e ferendo un bambino di 11 mesi.

Al confine con Gaza, inoltre, risulterebbero feriti anche 3 militari israeliani. Oltre a questo, “Safa” (agenzia di stampa palestinese) riferisce che sarebbero stati feriti, in modo più o meno grave, circa 120 palestinesi gran parte dei quali civili. L’escalation avrebbe, infine, raggiunto il culmine nella giornata di giovedì quando dal confine della Striscia di Gaza, sarebbe partito un missile verso Tel Aviv. Non si hanno, al momento, certezze circa l’obiettivo raggiunto dal razzo, uno dei pochi sfuggiti al sistema antimissilistico israeliano “Iron Dome”.

Secondo i jihadisti palestinesi sarebbe stato colpito il sud di Tel Aviv mentre fonti israeliane affermano che il razzo sarebbe precipitato in mare di fronte al porto della città stessa. Una cosa è certa: nella capitale israeliana, ad ogni ora del giorno e della notte, si avvertono le sirene e Radio Israele continua a invitare la popolazione a mettersi al riparo nei rifugi antimissilistici. Inevitabili le prese di posizione delle diplomazie di mezzo mondo. Prevedibile quella americana: il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha parlato di atti vili ed ingiustificabili da parte di Hamas. Stesso tono da parte di William Jefferson Hague, responsabile del Foreign Office inglese.

La Russia, dal canto suo, ha mostrato una posizione intermedia definendo sproporzionata la reazione israeliana ed ingiustificata l’azione di Hamas. Anche l’Italia ha assunto un tono moderato: il ministro Giulio Terzi di Sant’Agata ha parlato della necessità di un modus vivendi che dia sicurezza a Israele ma, parimenti, garantisca tranquillità ai territori di Gaza. Decisamente vicini al popolo palestinese della Striscia di Gaza, invece, si sono dichiarati il premier turco Erdogan ed il presidente egiziano Mohamed Morsi: quest’ultimo ha parlato di un comportamento, quello israeliano, pericoloso perché destabilizzante per il Medio Oriente provvedendo, nel frattempo, a mobilitare delle truppe verso il confine. A questo punto l’ultima speranza è che venga accolto l’appello dell’Onu che, in riunione straordinaria, ha chiesto alle parti in campo una tregua alle ostilità.

Articoli correlati

Related Posts

Ben tornato!