Elezioni Regno Unito 2015: vince Cameron, cosa significa?

Le elezioni del Regno Unito 2015 hanno segnato la vittoria del premier uscente David Cameron. Ottimo risultato anche per gli indipendentisti scozzesi. E ora si teme per il promesso referendum sulla permanenza britannica nell’Unione Europea.

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Nella notte sono incominciati ad arrivare i risultati delle elezioni nel Regno Unito 2015. Alla vigilia si “temeva” un pareggio, con difficoltà a trovare i deputati per formare una nuova maggioranza e la prospettiva di una ricerca, difficoltosa, di un’alleanza per un nuovo governo di coalizione.

Invece, almeno a livello parlamentare. c’è stata una chiara vittoria del premier uscente conservatore David Cameron (perché in termini di voti assoluti la vittoria è stata, invece, meno netta).

L’uninominale secco favorisce Cameron (e gli autonomisti scozzesi)

Il sistema elettorale del Regno Unito è un uninominale secco: in sostanza in ogni collegio passa il candidato più votato. Questo fa sì che siano premiati i partiti “grossi” (nel baso britannico conservatori e laburisti) ma anche quei partiti con forte radicamento locale (come i nazionalisti scozzesi, il gallese playd cymru, i partiti irlandesi del nord Dup e Sinn Fein.

Penalizzati invece partiti magari forti a livello nazionale ma che non riescono ad imporsi a livello locale, cioè che sostanzialmente arrivano secondi o terzi nei singoli collegi.

La legge elettorale fa sì infatti che un partito certamente “vincitore” in termini assoluti come l’Ukip di Nigel Farage, dato ad un 12,1% su base nazionale, avrà in Parlamento probabilmente solo un deputato. Mentre gli scozzesi dello Scottish National Parti hanno fatto bottino quasi pieno in Scozia conquistando 56 seggi (ma avendo un 5% a livello nazionale).

Maggioranza assoluta per Cameron

La maggioranza assoluta della camera dei comuni è di 326 seggi. I conservatori sono al 36% di voti totali e hanno già raggiunto la maggioranza assoluta (336 seggi con ancora 7 seggi da assegnare, ma va tenuto anche conto che i 4 deputati cattolici dello Sinn Fein nordirlandese rifiuteranno il seggio a Westmister); i laburisti invece sono a poco meno del 31% con 228 seggi. La vittoria parlamentare di David Cameron è netta e gli permetterà di governare senza problemi. Le sue prime parole hanno accennato alla soddisfazione per il risultato e ad un primo elemento programmatico: la rapida devoluzione per la Scozia (cessione di competenze prima detenute a livello centrale al parlamento scozese).

La vittoria di Nicola Sturgeon e del partito nazionalista scozzese non si può sottostimare: già la risicatissima vittoria dei no al referendum indipendentista era stato un segnale fortissimo, ancora di più lo è stato la vittoria del partito autonomista.

La stabilità britannica è certamente una buona notizia per i mercati con tutte le Borse europee che sono in positivo e Milano che mentre scriviamo guadagna oltre un punto percentuale.

Dimissioni eccellenti

Tra gli sconfitti registriamo già tre annunci di dimissioni eccellenti. Nigel Farage che non è riuscito nemmeno ad entrare in Parlamento lascerà l’Ukip. Scontato l’annuncio dell’addio anche per il leader laburista Ed Miliband e per quello liberaldemocratico Clegg, il cui partito non sarà più essenziale a Cameron per governare.

Referendum sull’Europa

Stabilità, incentivi alle imprese, battaglia per la crescita economica. Nel programma di Cameron erano tra i punti fondanti per la futura azione politica. Ma forse quello che più terrà tutti con il fiato sospeso è altro: il promesso referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea.

La storia della partecipazione britannica all’Unione è estremamente complessa: non era tra i paesi fondatori, vi è entrata solo nel 1973, non ha partecipato all’unione monetaria e spessissimo è tra i Paesi più critici e meno disposti a delegare all’Europa potere decisionale e, soprattutto, a destinarvi fondi. Il Regno Unito non è nemmeno nell’area Schengen.

L’uscita del Regno Unito dalla U.E. sarebbe un colpo difficilissimo da sostenere e con conseguenze poco prevedibili sul piano economico. Allo stato attuale l’ipotesi è di una consultazione entro il 2017, come promesso dal premier. Ne parleremo molto nel prossimo futuro.

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