Cosa sta succedendo in Iraq

Problemi politici nella formazione del nuovo governo, possibile colpo di stato, combattimenti nel nord del paese tra Isis, curdi ed esercito regolare: la situazione in Iraq è estremamente precaria.

iraq cristiani in fuga

Non è facile capire cosa stia esattamente succedendo in Iraq. Dobbiamo fare un piccolo salto indietro, non certo fino all’epoca di Saddam Hussein e alle varie guerre del Golfo, ma almeno fino a una decina di anni fa per comprendere come l’attuale Iraq sia diviso, politicamente e socialmente, e per spiegare gli ultimi sviluppi.

Quali sono le divisioni sociali in Iraq?

In Iraq vivono molte etnie, quella maggioritaria è quella araba a sua volta divisa in rapporto di circa 60/40% tra sciiti (la maggioranza) e sunniti (la minoranza, che però ha per anni retto politicamente il Paese, lo stesso Saddam era sunnita). Poi ci sono i curdi (circa il 15%) e altri gruppi (turkmeni, più o meno il 7%, e minoranze percentualmente meno corpose). Non stiamo ad accennare alle “differenze” tra queste comunità, diciamo solo che storicamente tra sunniti e sciiti spesso si è passati alle vie violente e che i curdi sono un popolo senza stato che vive tra Iraq, Turchia, Siria e Iran e che in Iraq hanno parziale autonomia nell’ottica della regione federata da loro amministrata.

Cos’è accaduto in Iraq dopo le guerre del Golfo?

Dopo la seconda guerra del golfo, le elezioni del 30 gennaio 2005, sancirono una vittoria dei partiti curdi e sciiti anche grazie al sostanziale boicottaggio delle elezioni da parte dei sunniti. Il paese si diede una costituzione in cui il presidente della repubblica doveva essere curdo, il premier sciita e il presidente del parlamento sunnita.

Per due mandati il primo ministro è stato lo sciita al-Maliki. Tuttavia gli scontri nel paese e la resistenza armata sunnita sono continuati nel tempo.

Cosa accade ora in Iraq?

Attualmente in Iraq sono aperti due fronti, uno militare e uno politico.

Quello politico è legato al terzo mandato di al-Maliki, ormai non più sostenuto da Usa e Onu. Il presidente della repubblica Masum (curdo) ha indicato come premier in pectore lo sciita al-Abadi. Questo nonostante al-Maliki formalmente sia il capo del partito più votato. Al-Maliki ha risposto duramente in un discorso alla tv, ha chiesto un processo per il presidente Masum che non avrebbe rispettato la costituzione. Inoltre a Bagdad sono stati schierati numerosi soldati nei quartieri sensibili (tv, ambasciate) che si dice siano fedeli ad al-Maliki. Qualcuno ha parlato di “colpo di stato”, difficile capire se di fatto il colpo di stato lo stia facendo al-Maliki o Masum anche perché la corte federale irakena ha specificato che la carica di primo ministro spetterebbe al leader del partito più votato, in teoria proprio al-Maliki quindi. Il quale però in questi ultimi anni avrebbe condotto una politica “settaria”, favorendo sciiti rispetto a sunniti (ad esempio nelle alte cariche militari) che così sostanzialmente avrebbero rinunciato a partecipare alla vita dello stato, boicottando anche l’esercito in un difficilissimo momento storico.

E veniamo al fronte militare, in parte legato con questo politico sopra accennato. Nella parte settentrionale dell’Iraq stanno avanzando le truppe dell’Isis (poi vi spieghiamo meglio chi sono). Ad esse i sunniti, maggioritari in quella parte del Paese dove c’è anche la Tikrit, luogo natale di Saddam Hussein, starebbero sostanzialmente non resistendo e molti soldati sunnitistarebbero preferendo disertare o farsi fare prigionieri piuttosto che combattere. A nord quindi ampie porzioni di territorio sono cadute nelle mani dell’autoproclamato califfato e dell’Isis che le avrebbe prese molto facilmente (a Mosul, riporta il Guardian, c’erano circa 30 mila soldati irakeni contro un migliaio di guerriglieri dell’Isis che hanno occupato la città praticamente senza ricevere resistenza).

Che cos’è l’Isis?

Isis è un acronimo inglese, significa Islamic State of Iraq and Syria. Viene usato per riferirsi all’autoproclamato califfato retto da al-Baghdadi, e al gruppo armato jihadista che lo sta portando avanti come obiettivo. Si tratta di un gruppo sunnita radicale che pare voglia imporre uno stato unitario tra Iraq, Siria, sud Turchia e Giordania per arrivare in un secondo tempo anche a Kuwait, Cipro, Libano e secondo alcuni analisti anche Israele e Palestina. Il gruppo armato conterebbe milizie molto limitate, non più di 10 mila unità, ma con buon armamento e ottima capacità di combattimento. Affiliate inizialmente ad al-Quaeda sarebbero poi state espulse dall’organizzazione nel 2013 per la loro eccessiva brutalità. Nei territori da loro controllati starebbero imponendo la sharia.

Dall’8 agosto, dopo che il presidente Usa Obama ha autorizzato i raid in sostegno ai resistenti curdi, l’aviazione americana ha incominciato una serie di bombardamenti. Pare che l’Isis abbia importanti fonti di sostegno economico, sia estere (si parla del Qatar) che interne (dopo la presa di Mosul avrebbero sottratto alla locale Banca Centrale lingotti d’oro e riserve in denaro per cifre che alcuni stimano di centinaia di milioni di dollari, il Washington Post ha parlato di una cifra astronomica, 425 milioni di dollari, descrivendo l’Isis come l’organizzazione “terroristica” più ricca al mondo).

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