Prelievo del 5% sui redditi da 90.000 euro

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Situazione al calor bianco all’interno del governo sulle misure d’emergenza che dovranno essere introdotte per accelerare il risanamento di bilancio entro il 2013. Tutti contro tutti. Evidente la tensione fra il premier e Bossi, e fra Bossi e Tremonti il cui intervento ieri in Parlamento è stato “fumoso” secondo il leader della Lega. Tremonti è criticato del resto anche dall’opposizione. A rendere tutto più difficile le pressioni della Bce sull’Italia con la famosa lettera che ‘detta’ gli interventi da applicare. Sempre Bossi ieri ha indicato che la Bce vorrebbe “far cadere il governo” implicitamente incolpando anche Mario Draghi, futuro governatore della Banca centrale europea.

Al centro della girandola di incontri resta il Quirinale. Il capo dello Stato è rientrato in anticipo dalla vacanza a Stromboli per seguire da vicino l’evolvere della situazione economica.
Il governo ha fretta, il Quirinale chiede un intervento rapido. Ed è per questo che la convocazione di un Consiglio dei ministri per il varo delle misure anti-crisi da tenere già oggi è nell’agenda di tutti i ministri ma non è ancora stata convocata ufficialmente; restano in piedi le ipotesi di sabato o anche martedì.

Ieri al Colle il premier e Tremonti si sono presentati senza il testo del provvedimento. Alcune misure – viene spiegato – sarebbero state illustrate con dovizia di particolari, altre sarebbero rimaste solo titoli enunciati.

Il presidente del Consiglio, viene spiegato, forzato anche dal pressing delle istituzioni internazionali e dall’occhio vigile di Napolitano, si sarebbe ormai convinto di non avere molte alternative se non quelle di far vedere che gestisce la situazione. Nessuno in Italia – va ripetendo in questi giorni Berlusconi – conosce le Borse e i meccanismi del mercato come me. Bisogna evitare che si crei il panico e l’effetto trascinamento verso il basso, dare una risposta veloce e pronta del Paese.

Il punto è che il governo sarà costretto a varare misure lacrime e sangue su cui mai il premier avrebbe voluto mettere la faccia, come il contributo di solidarietà per i redditi sopra i 90mila euro che sta prendendo corpo in queste ore. Ma ormai tanto vale – sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere – cercare di sperare almeno che la buriana passi e provare a intestarsi i frutti del ‘salvataggio’.
Quest’ultima misura non sarebbe però una “eurotassa” né un contributo una tantum. E dovrebbe così risparmiare i redditi medio-bassi; non sarebbero toccate nemmeno le seconde case, mentre resta probabile un intervento sulle pensioni di reversibilità e di invalidità, sugli assegni di accompagnamento, e un anticipo del pensionamento a 65 anni per le donne nel settore privato.
Il prelievo, in pratica, si allinea al taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici e al contributo di solidarietà sulle pensioni. Misure già varate con la manovra di luglio e che prevedono, appunto, una riduzione del 5% sopra i 90mila euro di reddito e del 10% sopra i 150mila.
Ci sono pochi dettagli comunque sul decreto che potrebbe essere approvato già oggi, nonostante il discorso di Tremonti ieri in Parlamento, ed è evidente la difficoltà di trovare un’intesa nella maggioranza.

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