Il presidente della Repubblica ha perso la pazienza. Il livello dello scontro politico, già difficile in passato, ha oggi superato i livelli di guardia, tanto da far dire al capo dello Stato che: «Così non si può più andare avanti. Quello che sta accadendo da due giorni alla Camera è uno spettacolo intollerabile, che mette a rischio la credibilità delle istituzioni e sconcerta i cittadini. È il momento in cui ognuno, ogni forza politica, si deve assumere tutte le proprie responsabilità». Queste parole, pronunciate probabilmente in un momento di avvilimento, hanno fatto pensare alla possibilità che Napolitano intenda sciogliere le Camere. Un azzardo assoluto e, anzi, un’invenzione, replicano dal Quirinale, ricordando che il metodo delle intimidazioni «non appartiene alla cultura politica di Napolitano e al suo stesso stile di uomo delle istituzioni». Del resto, non ci sarebbe neanche bisogno del suo intervento, se le cose dovessero continuare di questo passo. La paralisi di una delle due Camere è dietro le porte, basterebbe questo per fargli dichiarare chiusa anzitempo la legislatura. Evidentemente la situazione è sfuggita di mano a tutti, e alla maggioranza in particolare, che ha lasciato cadere nel vuoto un duro allerta del capo dello Stato al ministro Alfano, qualche settimana fa, quando, a proposito di riforma della giustizia, Napolitano aveva sottolineato che la riforma “epocale” che veniva annunciata dal governo, aveva la necessità di essere condivisa anche con l’opposizione, per evitare tensioni. A quelle riflessioni, il ministro Guardasigilli aveva annuito e assicurato il proprio impegno. Caduto di colpo quando il governo ha frettolosamente messo in cantiere certi provvedimenti, fondamentali per Silvio Berlusconi, ma destinati a far naufragare qualsiasi confronto positivo con le opposizioni e con la magistratura sulla riforma. Il rischio che intravede a ragione, il presidente della Repubblica, è che il clima di guerriglia quotidiana, l’eccesso di partigianeria e la faziosità isterica che divide i partiti, alimentate anche da un premier che sembra aver necessità di questo clima per poter rimanere in sella, possa in poco tempo trasferirsi fuori dal parlamento e attraversare la società civile. Ecco perché, dopo aver verificato l’ancor più volgare replay di ieri in Aula, il presidente della Repubblica ha deciso di comportarsi come l’arbitro che convoca i capitani di due squadre i cui giocatori hanno perso la ragione.
di Redazione
1 aprile 2011
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