Elezioni Usa 2020: le candidate donne che sfidano Trump

Le donne che sfideranno Trump. Sono addirittura sei e tutte molto combattive, anche se diverse fra loro. Vediamo chi sono le donne candidate alle elezioni USA 2020.

Le prossime presidenziali Usa 2020 segnano già un record: quello delle donne che hanno ufficializzato la loro candidatura alle primarie del partito democratico americano. Mai così diverse tra di loro, mai così in tante.

Ad oggi sono sei, e tutte mostrano il piglio decisivo e combattivo che caratterizza la controreazione all’era Trump. L’esercito delle donne in quota democratica è, secondo molto analisti americani, frutto e conseguenza della candidatura e della mancata elezione di Hillary Clinton alle presidenziali del 2016 nonchè del movimento #metoo che nato sull’onda degli scandali ha portato una nuova consapevolezza nei movimenti femminili.

Una “rivoluzione” tutta in rosa che non si accontenta solo di fare discorsi femministi ma entra nelle questioni politiche a gamba tesa non solo sfondando l’oligarchia maschile e maschilista ma contribuendo al vivace discorso democratico.

Il primo risultato della scesa in campo in politica delle donne è stata l’elezione, di oltre cento deputate, al Congresso americano delle ultime Midterm dello scorso novembre.
Una nuova geografia politica, eterogenea, multietnica, rappresenta il volto nuovo dell’America dell’era Trump. Conosciamo chi sono le candidate alle presidenziali che sono scese già in campo.

Elizabeth Warren, la più anziana e la più radicale

Da senatrice del Massachussets, avvocato con pluridecennale esperienza in diritto fallimentare, a icona femminista. Celebre la sua persistenza durante le udienze di conferma di Jeff Sessions come ministro della Giustizia quando le è stata tolta la parola utilizzando medievali regole procedurali che non sono però mai diventate ostacolo alla sua partecipazione.

Elizabeth Warren

Warren è la candidata con più esperienza politica oltre che docente universitaria ad Harvard con all’attivo undici libri sul diritto fallimentare.

Ribattezzata da Trump “Pocahontas” con riferimento alle sue origine legate ai nativi americani, ribadite in un recente test al DNA, promette un’America più equa per tutti, con assistenza sanitaria ed istruzione universali, la riforma di un sistema immigratorio “privo di buon senso”, più controlli su Wall Street, corporations e grandi monopoli, uguaglianza sociale ed economica con aumento dei salari e riduzione delle tasse per la middle class e la working class. Ribadisce che non accetterà nessun finanziamento dai Pac, gli opachi comitati elettorali per la raccolta fondi.

Tulsi Gabbard, l’ex veteran induista

La più giovane, 37 anni, definita la più radicale, Tulsi Gabbard è di certa una vera e propria outsider. Deputata delle Hawaii, la Gabbard è metà samoana e metà americana, e ha da sempre seguito la religione induista della madre. Ex veterana della guerra in Iraq, fa delle sue politiche anti-interventiste il suo mantra politico.

Tulsi Gabbard

I suoi detrattori alimentano dubbi e ambiguità su questa campagna anti-militarista che rappresenta la Gabbard, portando a sostegno di questa tesi l’incontro della candidata in Siria con il dittatore Bashar Al-Assad nel 2017 e il sostegno al premier nazionalista indiano Narendra Modi. Lei si difende parlando di cambiamento ideologico rispetto al passato comprese le sue idee nei confronti della comunità LGBTQ+ a cui ha chiesto scusa quando ha ufficializzato la sua campagna elettorale.

È a favore del diritto all’aborto, del servizio sanitario nazionale aperto a tutti, dei matrimoni gay (ma prima del 2005 era contraria), e ha criticato l’interventismo Usa in Iraq, Libia, Yemen e recentemente Venezuela.

Kirsten Gillibrand , la democratica moderata

Senatrice newyorkese vincitrice alle recenti midterm,  ha motivato la sua candidatura alle presidenziali 2020 “perché da giovane madre voglio lottare per i figli degli altri come lotterei per i miei, motivo per cui credo che la salute sia un diritto e non un privilegio”.

Kirsten Gillibrand

Su Twitter ha ribadito il concetto: “Credo che questo paese abbia bisogno di un movimento radicato nel coraggio e nella comprensione. Vogliamo un’America definita dalla forza di una persona, non dalla debolezza di un ego”. Democratica moderata, Kirsten Gillibrand appoggia i matrimoni gay, è favorevole all’aborto e alla ricerca sulle staminali. Ma è anche per la libera circolazione delle armi.

53 anni, è anche lei avvocata, Inizialmente ha sfoderato un’attitudine più conservatrice mentre di recente sembra essersi spostata a sinistra , sostenendo posizioni più morbide per gli immigrati e facendo campagna contro gli abusi sessuali (ha criticato anche l’ex presidente Bill Clinton per le sue ‘scappatelle’).

Kamala Harris, la risposta femminile a Barack Obama

Potrebbe essere la nuova Barack Obama o ancora meglio la prima presidente afro- asiatiica americana della storia. Kamala Harris, senatrice della California, è nata ad Okland da padre di origine giamaicana e da madre indo-americana immigrata figlia di un diplomatico.

Kamala Harris

Cresciuta in una famiglia benestante, da ragazzina ha frequentato sia I templi Hindu che le chiese battiste nere.

Empatica e carismatica, nel suo programma elettorale propone miliardi di sgravi fiscali per individui o coppie a basso reddito,  l’aumento delle tasse per i più abbienti e gli istituti finanziari, e un piano sanitario per tutti, supporto per famiglie a medio reddito.

Studi in scienze politiche ed economia alla prestigiosa Harvard, e poi giurisprudenza all’Hastings College, nella sua carriera si è fatta conoscere come avvocato in difesa di donne e bambini. Nel 2010 è stata eletta nel 2010 ‘attorney general’ della California , la massima autorità giudiziaria dello Stato, una posizione elettiva dove è rimasta sei anni.

I suoi oppositori la accusano di politiche di compromesso, come quando in veste di pubblica accusa a San Francisco rifiutò di chiedere la pena di morte per un uomo imputato di aver ucciso un poliziotto ma poi come ‘attorney general’ difese il diritto dello Stato a usare la pena capitale.

In perfetta linea con la tendenza di pubblicare autobiografie in campagna elettorale, ha appena pubblicato The Truths We Hold, An American Journey (Le verità che conosciamo, una storia americana)

Amy Klobuchar, la senatrice democratica e il suo piano infrastrutturale

Un’altra avvocata già procuratore distrettuale, un’altra candidata eletta la prima donna senatrice, in questo caso in Minnesota.

Amy Klobuchare, americana ma europea di terza generazione (nonni sloveni da parte paterna, svizzeri da parte materna) si definisce una liberal-progressista a sostegno di aborto, diritti LGBT. Negli ultimi giorni ha annunciato il fulcro del suo programma elettorale: un piano infrastrutturale per un trilione di dollari.

Amy Klobuchar

Un piano federale dettagliato che metterebbe in opera al primo anno del suo mandato e che implementerebbe attraverso l’aumento delle tasse aziendali, 650 miliardi di dollari in finanziamenti federali, il rilancio di un programma di obbligazioni da miliardi di dollari che sovvenzioni gli stati e i governi locali che hanno preso in prestito denaro per strade, ponti e aeroporti.

Klobuchar afferma che avrebbe promulgato una serie di cambiamenti fiscali, tra cui l’aumento dell’aliquota dell’imposta sulle società al 25% dall’attruale 21% e l’istituzione di una “commissione sui rischi finanziari” per le grandi banche.

Marianne Williamson, guru spirituale e consigliera di Oprah Winfrey

Non ha nessuna esperienza politica ma in compenso vanta una carriera da guru del “self-help” e da consigliera spirituale di Oprah Winfrey. Tezana, ebrea praticante, Marianne Williamson, rappresenta quell’America che si nutre di messaggi spirituali, meditazione trascendentale, filosofie orientali, coaching spirituale.

Marianne Williamson

Il suo “battesimo” politico nel 2014, nelle fila degli “indipendenti”, non la portò alla vittoria ma le guadagnò l’etichetta di indipendente e anti establishment.

Attivista a sostegno delle comunità e dei malati Aids e degli ambienti religiosi tradizionali. Nel periodo più buio dell’epidemia di AIDS, Marianne Williamson si adopera per supportare i malati contribuendo a fondare il Los Angeles Center for Living, organizzando incontri settimanali e fornendo aiuto e consulenza in un momento storico in cui erano molto pochi quelli disposti a farlo.

Nel 1989 fonda Project Angel Food, un ente di beneficenza impegnato a consegnare pasti a domicilio ai malati di AIDS/HIV che nel tempo ha allargato il suo raggio d’azione occupandosi anche di persone affette da altre situazioni di disagio e arrivando a distribuire più di 11 milioni di pasti.

Vedi anche:


Liliana Rosano vive e lavora negli Usa. Per Donne sul Web scrive di politica americana con interviste mirate a personalità della politica e economia. @lilianarosano

© copyright (02/04/2019)

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