Regno Unito e Brexit: cosa succede ora? Riassunto in 5 punti

Brexit News: se vi siete persi tutta la storia, ecco un veloce riassunto. Cosa succede nel Regno Unito? Cos’è la Brexit e che effetti avrà? Cosa sta succedendo?

La Brexit è il termine che si utilizza per rappresentare l’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito. Si tratta di una decisione che è stata presa nel 2016 dal popolo di sua maestà, la Regina Elisabetta II, con un referendum.

Dopo tale risultato Teresa May fu incaricata primo ministro, con il compito di gestire questa delicata fase. La sua mediazione ha generato un accordo con il governo UE, ma il parlamento britannico non lo ha mai ritenuto adeguato, nonostante le varie proposte.

Dalla May a Boris Johnson

In mancanza di fiducia da parte dei suoi parlamentari la May si dimise, lasciando la carica a Boris Johnson. L’ex sindaco di Londra da sempre ha mostrato di avere posizioni estreme in materia di Brexit.

Boris Johnson infatti, rispetto alla May che aveva posizioni dialoganti, ha sempre affermato di preferire una “hard Brexit” se necessaria.

Questo ha complicato la situazione britannica, ma vediamo di fare chiarezza riassumendo cosa succede adesso nel Regno Unito in 5 punti.

Brexit: un riassunto in 5 punti

1) Lo scenario attuale: le possibili soluzioni alla Brexit

La data della Brexit è stata stabilita al 31 ottobre 2019. In virtù di questo le opzioni possibili ad oggi sono due:

1- Perfezionare un nuovo accordo con l’Unione Europea per un’uscita ordinata;

2- il cosiddetto “no deal”, ossia un addio senza alcun tipo di accordo.

Questa seconda ipotesi in particolare potrebbe portare conseguenze molto negative per i britannici. Infatti, potrebbero scaturirne sanzioni, l’obbligo di ridiscutere ogni tipo di trattato, nonché difficoltà a riallacciare i rapporti commerciali con l’UE, dopo averla abbandonata così in malo modo.

2) Il blocco parlamentare

Per cercare una soluzione il premier britannico ha disposto la sospensione dei lavori del parlamento per ben 5 settimane, in vista dell’attuazione della Brexit. Tale iniziativa, avallata dalla Regina, ha provocato molte polemiche e numerosi parlamentari si sono schierati contro. Ad esempio John Bercow, lo speaker della camera, ha definito la decisione un oltraggio costituzionale.

Il primo ministro si è giustificato affermando che in questo modo avrebbe la possibilità di concentrarsi solo sul difficile negoziato con l’Unione Europea. Tuttavia tanti parlamentari vedono l’iniziativa come un modo per legar loro le mani e temono che questo sia il preludio ad un’uscita dall’unione senza accordo.

3) Le dimissioni di una delle oppositrici di Boris Johnson

I problemi del premier arrivano non solo dal parlamento ma anche dalla Scozia. Dove uno dei politici più influenti, Ruth Davidson, la leader dei conservatori, ha deciso nelle ultime ore di lasciare la sua carica. I motivi sono rappresentati dal forte conflitto che sente sulla Brexit e dalla volontà di raggiungere un migliore equilibrio familiare.

La Davidson non ha mai negato di essere in contrapposizione con il premier Johnson e la sua leadership. Nonostante questo ha sempre cercato di tracciare un percorso per il suo partito, che rispettasse il desiderio espresso dai britannici nel referendum.

Il premier in carica l’ha ringraziata per il suo “meraviglioso servizio, che ha contribuito al risveglio delle fortune elettorali del suo partito in Scozia”. Tuttavia questo addio potrebbe lasciare significativi strascichi polemici.

4) Hugh Grant e la popolazione contro il primo ministro

La schiera di coloro che non vede di buon occhio l’operato di Johnson annovera anche personaggi dello spettacolo. L’esempio più eclatante è quello dell’amatissimo attore Hugh Grant, che nelle scorse ore lo ha attaccato duramente.

Nello specifico il protagonista di Notting Hill e altre commedie romantiche di successo, ha twittato nei confronti di Johnson: “sei solo un pupazzo di gomma. Non distruggerai il futuro dei miei figli, con quello che stai facendo sulla Brexit”.

La star ha espresso quello che è il sentimento di molti cittadini, tanto che sono state raccolte 1,5 milioni di firme per fermare la decisione sullo stop al parlamento.

5) L’avvicinamento alla Brexit: Johnson può essere sfiduciato?

Dentro questo caos che si agita contro il primo ministro, la data di scadenza del 31 ottobre si fa sempre più vicina. Il leader laburista Corbyn ha detto che farà tutto il possibile per fermarlo, ricorrendo anche ad una mozione di sfiducia, se necessario.

Se si dovesse verificare quest’ultima possibilità, i laburisti e i partiti dell’opposizione avrebbero 14 giorni per cercare di mettere insieme una maggioranza alternativa.

Così facendo si potrebbe andare verso l’estensione dei termini (oltre l’attuale data), in caso di mancato accordo. Insomma, la partita sulla Brexit è ancora tutta da giocare e gli esiti sono più incerti che mai.

Vedi anche: Le folli spese dei reali inglesi

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