Intervista a Chiara: Mika, il tour e le offese su Facebook (che non mi interessano più)

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Il 2013 verrà della musica italiana verrà ricordato anche come l’anno di Chiara. X Factor, Sanremo, un disco, un tour, uno spot per TIM e un duetto con Mika che sta riscuotendo parecchio successo. L’abbiamo incontrata

Classe 1986, da Padova, accento veneto che sparisce appena comincia a cantare, la ragazza che ha vinto X Factor 2012 puntando tutto su una voce da brividi e un modo di porsi molto vero e senza troppe pose sembra oggi un’artista piuttosto consapevole del suo ruolo. Che, lei ci tiene a ricordarlo, è soprattutto sul palco, magari in duetto con Mika.

Come è nata la collaborazione con Mika?
L’anno scorso quando ero concorrente a X Factor e lui era venuto come ospite avevamo cantato insieme “Stardust” e ci eravamo ripromessi di inciderla. Finalmente questa estate, a luglio, sono andata a Londra e l’abbiamo fatto. E’ una cosa che mi entusiasma molto, anche perché è nata a X Factor ed è riuscita ad uscire da lì e a diventare altro.

Da qualche settimana sei impegnata nel tuo primo tour teatrale. Come sta andando?
Bene! Questa estate ho fatto molti concerti nelle piazze, che mi hanno aiutato a prepararmi per i teatri. A me è sempre piaciuto andare ai concerti a teatro e credo che proprio il teatro sia la dimensione più adatta alla mia musica.

Durante lo spettacolo non canti solo le canzoni dei tuoi dischi…
Lo spettacolo è incentrato su quelle ma c’è anche una parte in acustico dove insieme al mio gruppo facciamo alcune cover, anche piuttosto strane come “Titanium” di David Guetta e “Diamonds” di Rihanna. Quest’ultima è stata scelta dai fans con un sondaggio su internet. A prima vista possono sembra delle scelte assurde ma entrambe hanno melodie molto belle e comunque ogni canzone diventa tua se la sai prendere nel modo giusto.

Nel tuo disco uscito durante Sanremo canti canzoni scritte da autori come Francesco Bianconi dei Baustelle e Federico Zampaglione dei Tiromancino. Ora con chi ti piacerebbe collaborare?
“Un posto del mondo” (il titolo del disco, ndr) contiene canzoni scritte dagli autori che più amo, quindi è stato ancora più bello lavorarci perché in qualche modo stavo cantando le canzoni degli artisti che ho seguito anche live, come ad esempio Dente quando facevo l’Università a Milano. In più sono tutte canzoni sincere, dicono cose vere, dunque non potevo chiedere niente di meglio. In Italia ci sono tanti autori che scrivono belle canzoni e da cui possono nascere cose nuove. A me in futuro ad esempio piacerebbe lavorare con Cesare Cremonini e Tiziano Ferro.

Nelle ultime settimane ti abbiamo visto spesso nel nuovo spot di TIM. Non hai paura che questa cosa ti faccia diventare “quella della pubblicità del telefono” e la musica passi in secondo piano?
Sì, un po’ questa paura ce l’ho e ho anche ricevuto delle critiche per avere fatto pubblicità. Però io penso che in fondo lo spot sia solo una parentesi e di solito invito le persone che mi criticano a venire ad un mio concerto, così ne approfitto anche per fare un po’ di pubblicità! In realtà grazie a quello spot ora mi conoscono pure le persone di ottant’anni: con la voce o con il viso, l’importante è comunicare qualcosa a chi mi ascolta.

Prima di vincere a X Factor sei stata respinta una volta ad Amici e una proprio a X Factor, nel 2011. Cosa ti ha motivato a continuare nonostante tutto?
Fondamentalmente l’amore per la musica. E poi il pensiero che le porte in faccia sono normali. Chi fa questo lavoro riceve più porte in faccia che occasioni. Poi arriva l’occasione giusta e bisogna saperla sfruttare. Alla fine se ci credi le porte in faccia non fanno neanche tanto male!

Hai ventisei anni e una laurea di Economia. Ti è mai capitato, fuori o dentro la musica,di sentirti svantaggiata perché sei donna?
E’ possibile che sia successo, ma non ci ho pensato. Non sono abituata a ragionare dividendo fra uomini e donne, quindi mi viene anche difficile pensare “Ah se fossi stato uomo quella cosa non mi sarebbe successa…”. Piuttosto credo che se vuoi fare una cosa, e ci credi molto, non è l’essere donna o uomo a poterti fermare.

Quest’anno hai partecipato anche allo spettacolo “Ferite a morte” di Serena Dandini sul femminicidio. Ci racconti un po’ questa esperienza?
“Ferite a morte” è uno spettacolo di Serena Dandini formato da diversi monologhi sulla violenza alle donne recitati da tante persone, attrici e non solo. Quello del femminicidio è un problema oggettivamente grave, ci tenevo molto a fare questa cosa. Lo spettacolo tra l’altro ha anche dei momenti ironici e può aiutare ancora di più certe donne che subiscono delle violenze a farsi coraggio e denunciare chi fa loro del male, che è l’unica cosa che bisogna fare in quei casi.

Di recente si è parlato parecchio di alcune cantanti, come Miley Cyrus, che usano il loro corpo in maniera molto spregiudicata per promuovere la loro musica. Cosa ne pensi?
Non è una cosa nuova, semmai bisogna chiedersi quale sia il limite. Quando sono nata io Madonna aveva già provocato e sdoganato parecchio. Dunque vedere i video di Miley Cyrus non mi fa molto effetto. Non ci trovo nulla di sensuale, soprattutto perché penso che ci siano altri modi per esprimere sensualità mentre si canta. Ad esempio mi piace molto la sensualità di Florence and the Machine, che non ha niente di volgare.

X Factor, Sanremo, disco, tour, spot, duetti… ci dici tre cose che hai imparato in questi mesi che per te sono stati molto intensi?
Primo: capire cosa vuoi da te stessa. Quando canti hai un sacco di persone, anche per strada, che ti dicono cosa devi fare e cosa no. Ma sei tu che alla fine devi decidere capendo prima cosa vuoi. Secondo: essere il più possibile impermeabile alle critiche quando non sono costruttive e fare tesoro di quelle costruttive. Terzo: cercare di essere sempre sincera col pubblico ed essere emotivamente scoperta.

In rete si parla molto di te. Di solito leggi quello che viene scritto su forum, social network etc.?
Sì e all’inizio mi colpivano molto le frasi offensive. Poi ci ho fatto l’abitudine, anche se certi commenti negativi fatti solo per parlare continuano a impressionarmi, soprattutto se sono rivolti ad altre persone. Per quanto mi riguarda però ormai le offese non mi fanno più né caldo né freddo. Quando scriviamo su un social network dovremmo pensare di essere come per strada e chiederci se dal vivo diremmo in faccia ad una persona le stesse cose che stiamo per digitare sulla tastiera. Dubito ad esempio che tante persone che scrivono su Facebook certe cose avrebbero il coraggio di scriverle sul muro di una casa.

 

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