Lavoro – se la crisi diventa un’ opportunità

Perché e quando si cambia. La recessione dell’ultimo anno costringe i lavoratori che perdono il posto a rimettersi in gioco totalmente. Cambiando punto di vista, competenze professionali e tipologia di lavoro. Grazie all’aiuto delle società di formazione incaricate dalle singole regioni di traghettare i lavoratori verso una diversa visione del lavoro, il risultato sembra incoraggianteI consigli di Isabella Labate, General Manager di Boston World, società specializzata in formazione, servizi al lavoro e innovazione nello sviluppo delle risorse umane

“Una grave crisi non va mai sprecata” così ha dichiarato Emanuel Lahm, consigliere economico del Presidente Obama. Sembra paradossale, ma è statisticamente provato che sono proprio le crisi la molla del cambiamento. Il motivo è semplice. Il cambiamento comporta fatica, e quindi, generalmente non si cambia (in questo caso lavoro e spesso anche competenza professionale) per diletto, ma solo di fronte all’ineluttabilità: non si può fare altrimenti, e questo dà la forza per tentare strade mai percorse, scoprendo talenti e risorse che non si pensa neanche di avere.

Il primo step è il più difficileBisogna mettere in conto però che, durante la fase di cambiamento, il passaggio mentale da “crisi” (per esempio perdere il lavoro che si è svolto per 20 anni) a “opportunità” (ovvero rimettersi in gioco con una professionalità del tutto diversa) non è immediato e può essere doloroso: avviene attraverso una sorta di elaborazione del lutto del proprio passato professionale che è “morto” e non tornerà.

Infatti è solo quando ci si rende conto che il ritorno a un’occupazione specifica non è più possibile (per esempio quando il contratto di dipendenza a tempo indeterminato scade e non viene rinnovato) e tutti i ponti con il passato saltano, che si riesce veramente a vedere qualcosa di diverso.

Le nuove opportunità arrivano dai percorsi formativi messi in campo dalle Regioni

L’esperienza maturata nei servizi al lavoro in quest’ultimo anno ci ha insegnato questo. Per noi operatori del settore, incaricati dalla Regione Lombardia di accompagnare gli utenti in crisi occupazionale (in gran parte donne) in questo momento di passaggio epocale, si è trattato di creare un percorso che supportasse tutte le fasi di questo cambiamento (compresa l’elaborazione del lutto rappresentata dalla perdita del lavoro di una vita e l’impossibilità di trovarne un altro simile). Se questo rappresenta un’esperienza molto dura per le donne intorno ai quarant’anni e oltre (impreparate a vivere in prima persona questa nuova realtà che fino all’anno scorso sembrava essere limitata solo a chi operava in certi settori storicamente in flessione), lo è meno per i trentenni, già in parte cresciuti con contratti atipici e di conseguenza più pronti a cambiare settore.

Cosa c’è di nuovo allora? La portata sociale di questo momento storico è determinato non solo dalla crisi economica, ma dalla necessità di dare una svolta a un modello di stato sociale non più sostenibile. E quindi può coinvolgere tutte le professioni tutte le classi sociali.

Qual è il ruolo di chi opera in questo settore? Aiutare i lavoratori a dare un senso nuovo a un momento drammatico. Sostenere la ricerca delle proprie risorse interiori, guidare verso il raggiungimento di obiettivi sostenibili, incentivare la creatività, l’espressione di punti di vista diversi e paradigmi differenti.

Come? Attraverso percorsi di coaching e di autoimprenditorialità all’interno dei servizi previsti dal dispositivo DOTE AMMORTIZZATORI e DOTELAVORO di Regione Lombardia. Tutti i servizi sono gratuiti e sono di diritto a disposizione dei cittadini della Regione Lombardia.

Dott.ssa Isabella Labate

General Manager, Boston World

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