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E le donne con una pelle più scura, che si abbronza facilmente?
Purtroppo di solito usano protezioni basse, dal 4 all’8, perché sanno di non scottarsi. Ma se ricordate quanto è stato detto sugli UvA, le radiazioni che non scottano ma arrivano in profondità nei tessuti, il nostro consiglio è di iniziare con 25 anche se la pelle è robusta e di non scendere mai sotto il 15. Ricordando che il viso e il contorno occhi mostrano prima del corpo i segni dell’invecchiamento. Per il viso (e vale per tutte) è di particolare importanza il doposole specifico, perché di solito le formule di ultima generazione contengono collagene, acido ialuronico, vitamine, anti ossidanti: tutte sostanze che combattono il photoaging. Fondamentale, per conservare l’abbronzatura, il doposole corpo, da stendere dopo la doccia serale.

Ma cosa significa il numero che indica l’SPF? In teoria segnala quante volte il nostro tempo di permanenza al sole prima di sviluppare eritemi può essere moltiplicato. Esempio: se normalmente la nostra pelle risponde al sole con accentuato rossore dopo 5 minuti, un fattore di protezione 20 dovrebbe poterci permettere di stare al sole per 100 minuti (20 x 5). Ma non è così, in realtà. I test di laboratorio che misurano l’SPF sono eseguiti utilizzando in situazioni ottimali un certo quantitativo (abbondante) di prodotto, steso in modo omogeneo sulla pelle. In spiaggia, tra un bagno, una doccia e una sudata, la situazione non è mai così! Non a caso la Ue, dopo aver fatto eliminare la dizione “protezione totale” (non esistono prodotti che bloccano completamente le radiazioni) sta modificando le diciture. Per cui sotto il 6 un prodotto non può definirsi solare protettivo. Dal 6 al 10 la protezione è bassa; dal 15 al 25 è media; dal 30 al 50 è alta; 50 + significa molto alta.