Galasso, Bologna calcio femminile: “Siamo primi grazie al duro lavoro che facciamo”. Intervista

Michelangelo Galasso è da due stagioni l’allenatore del Bologna women, primo nel girone C di serie C. L’intervista in esclusiva a DSW Sport: “Il calcio femminile è in crescita, ma deve combattere contro i pregiudizi”

L’intervista a Galasso –L’attenzione verso il calcio femminile è cresciuta, ma è rimasta una componente che mi piace chiamare il ‘fascino pericoloso dell’ignoranza’. Quella per cui senti dire: ‘Non seguo le squadre women perché non mi interessa, il settore maschile mi dà già tutto quello di cui ho bisogno’. Un ragionamento molto pericoloso per tutto lo sport”. Michelangelo Galasso, 54 anni e un passato da giocatore – fra le altre – nella Reggiana e nel Catanzaro, è da due stagioni l’allenatore del Bologna femminile.

Galasso Bologna calcio femminile
Credits to “Foto Bologna FC – Schicchi”

Dopo 13 giornate, la sue rossoblù sono in testa al girone C di serie C, a pari punti col Filecchio e davanti a grandi nomi come Arezzo e Sassari. Un traguardo che la squadra, al primo campionato dopo il formale passaggio nel settore giovanile del Bologna, ha raggiunto grazie a un inizio sorprendente, con dieci vittorie in altrettante partite.

Nei suoi due anni in rossoblù, Galasso ha visto le sue giocatrici prendersi la vetta della classifica e “migliorare tecnicamente” (uno dei suoi mantra), ma ha anche dovuto vedersela con lo stop della scorsa stagione a causa del covid-19, con allenamenti su internet e con formazioni stravolte dalle positività. Il tutto in un mondo – quello del calcio femminile – che è sì in crescita, ma che deve ancora fare i conti con pregiudizi e lacune culturali. Ecco cosa ha raccontato a DSW Sport.

Michelangelo Galasso, allenatore Bologna femminile: l’intervista

Mister Galasso, il suo Bologna ha iniziato la stagione con un filotto di vittorie impressionante, dieci di fila. Poi sono arrivati i ko con Arezzo e Sassari che avrebbero potuto aprire una mini-crisi. Invece, nell’ultima giornata, avete portato a casa un 3-0 in una gara importantissima, il derby contro il Riccione. Dove può arrivare il Bologna?

“In termini di classifica, la vittoria nel derby era fondamentale per scacciare tutti i fantasmi che di solito fanno capolino quando esci sconfitto da due big match come quelli contro Arezzo e Sassari. Dopo quella cavalcata iniziale, la squadra ha un po’ sofferto di ‘ansia da prestazione’, ma nell’ultimo turno abbiamo risposto sul campo e vinto meritatamente. Abbiamo ripreso quel cammino fatto di miglioramenti tecnici finalizzati alla vittoria e, in campionato, siamo in piena corsa”.

Dopo 13 partite, avete raccolto 33 punti e siete primi. Un ottimo bottino, ma le inseguitrici non mollano: Filecchio condivide con voi la vetta della classifica, mentre Arezzo e Sassari sono a soli 2 punti. In base agli obiettivi fissati a inizio anno, come giudica la stagione del Bologna fin qui?

“Il nostro obiettivo era lanciare una squadra femminile che rappresentasse Bologna, sia come città che come società. Allenamento dopo allenamento, abbiamo integrato nel ‘sistema Bologna’ una rosa molto giovane, coesa e legata al team tecnico. Nel calcio femminile c’è una grande dedizione al lavoro e, in questo senso, le giocatrici hanno dimostrato di meritare il simbolo e i colori di un club di serie A come il Bologna. Dal punto di vista sportivo, il nostro unico scopo era confrontarsi con un campionato che, dopo 13 giornate, è già diviso in due tronconi. Filecchio, Arezzo e Sassari hanno investito molto sul mercato e, fin dall’inizio, si sono posti l’obiettivo di salire in serie B. Noi, invece, ci siamo ritrovati primi soltanto grazie al duro lavoro che facciamo in settimana”.

Ha iniziato la sua seconda stagione sulla panchina del Bologna. Qual è stato finora il momento più bello della sua esperienza?

“Non penso a una partita in particolare, quanto alla gestione del gruppo. Il focus del mio lavoro è trovare quell’armonia tecnica che le giocatrici possono infondere allo sport femminile. E quando succede, quando vedo continui miglioramenti che riguardano la bellezza e l’estetica dei gesti calcistici, non posso che essere davvero orgoglioso”.

E quello più difficile? Immagino sia legato alla gestione della squadra durante questi mesi di emergenza da coronavirus.

“Sicuramente. Abbiamo le stesse regole del ‘calcio che conta’ e quindi dobbiamo giocare regolarmente anche con qualche caso covid in rosa. Da inizio stagione, conviviamo con formazioni stravolte da positività e infortuni. Negli ultimi giorni, sono rientrate in gruppo alcune giocatrici, ma è difficile buttarle subito in campo dopo un lungo periodo di inattività: per il nostro team tecnico l’equilibrio è importante.

Quest’anno siete passati da Asd (Associazione sportiva dilettantistica) a essere inquadrati nel Bologna, sotto l’ala del settore giovanile. Per voi cos’è cambiato?

“Un po’ tutto se consideriamo che contro il Riccione erano presenti a vedere la partita l’amministratore delegato del Bologna, Claudio Fenucci, e altri membri della dirigenza. L’ad si è congratulato personalmente col team, soprattutto per l’ambiente che si è venuto a creare. Quest’anno, quindi, l’attenzione verso la squadra femminile è massima in una sinergia con la società che ci spingerà a fare sempre meglio in campo”.

Dalla stagione 2022/23, il professionismo diventerà una realtà anche per il calcio femminile. Dal punto di vista mediatico, questa battaglia quali benefici porterà al movimento?

“Negli ultimi due anni, soprattutto dopo il campionato mondiale del 2019, il calcio femminile ha certamente attirato maggiore attenzione. Il covid ha frenato un po’ questa ascesa, anche perché la scorsa stagione è stata bloccata dalla pandemia. Purtroppo, in questo ambito, parlerei di ‘fascino pericoloso dell’ignoranza’. Mi spiego meglio: tantissime persone non dispongono della consapevolezza giusta per osservare il calcio femminile perché non vanno in profondità, rimangono in superficie. Magari vivono di sport, ma non sono interessati al nostro movimento o non ne riconoscono i miglioramenti. Molti tifosi, ma anche esperti di questo settore, rimangono in un limbo, in un’ignoranza che non fa bene al calcio in generale. Non solo a quello femminile. 

Questa situazione di “ignoranza” sarà superata nei prossimi anni o dovremo farci i conti ancora a lungo? Qual è il futuro del calcio femminile?

“I tifosi, i club e chi lavora nel mondo del calcio, ossia le tre componenti che promuovono lo sport maschile a tutti i livelli, devono entrare nel meccanismo di ‘sapere di non sapere’. Solo così, guardando il calcio femminile con occhi nuovi, le persone si apriranno a conoscere le particolarità di questo movimento e contribuiranno a renderlo ancora migliore. Ovviamente, questa consapevolezza è legata all’aspetto tecnico: più il calcio femminile riuscirà a garantire un prodotto qualitativamente elevato e più sarà apprezzato dal pubblico. A volte, però, l’eleganza tecnica non viene esaltata proprio perché chi lavora in questo ambito non conosce – o non vuole conoscere – ciò che le giocatrici possono dare allo sport femminile. È un cane che si morde la coda. 

Rispetto agli Stati Uniti o ad altri Paesi europei, in Italia il calcio femminile è ancora un po’ indietro. È solo una questione di cultura o non si sta facendo abbastanza per cambiare questa mentalità?

“Da un lato, è un problema culturale perché da noi i pregiudizi pesano di più. Inoltre, manca l’interesse per qualcosa di nuovo. Il ragionamento è sempre ‘non seguo il calcio femminile perché con quello maschile ho già tutto quello che mi serve’. In questo senso, la Federazione dovrebbe fare di più per promuovere il movimento. Dall’altro lato, bisogna considerare la componente tecnica. Negli ultimi trent’anni, molti miei colleghi non hanno adattato il loro modo di allenare a questa realtà. Il loro lavoro si esaurisce nell’applicare gli stessi metodi usati nel calcio maschile e nel mandare in campo 11 giocatrici. Interessano solo i risultati, non i progressi che una squadra fa perché tanti non riconoscono al calcio femminile la possibilità di migliorare. 

Credits to “Foto Bologna FC – Schicchi”

Dal punto di vista tecnico, qual è la principale differenza fra il calcio maschile e quello femminile? 

“Sicuramente l’aspetto fisico. Tuttavia, ciò non dev’essere un limite per chi lavora con squadre femminili, anzi. Senza l’assillo di doversi concentrare a pieno sulla componente muscolare, si possono allenare meglio altri concetti fondamentali del calcio, come la posizione del corpo, la capacità di ‘accarezzare’ e impattare il pallone e soprattutto la capacità di scelta di una giocatrice. Sono questi gli elementi che elevano la bellezza del calcio. 

Mister Galasso, lei fino a qualche stagione fa era ancora un calciatore professionista. Si trova quindi da poco su una panchina: com’è per un allenatore passare i primi anni della propria carriera nel calcio femminile? Si vede ancora in questo mondo in futuro?

“È vero, ho un passato da ex giocatore, ma mi sono anche formato attraverso l’insegnamento nelle scuole calcio e nei settori giovanili. Il mio amore per l’allenamento mi ha permesso di passare abbastanza facilmente dallo sport maschile a quello femminile. Per quanto riguarda il mio futuro, mi reputo una persona disillusa. Non sono ossessionato dal raggiungere grandi traguardi, ma sono orgoglioso di fare parte di un fenomeno in crescita in un club di serie A. Mi farò trovare pronto per tutte le occasioni che il Bologna mi offrirà e raccoglierò ciò che mi darà il campo. Alla fine, è lui il giudice supremo nel calcio”. 

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