Lettera a mia figlia sull’8 Marzo

Oggi è la festa della donna. Tu non ne conosci l’origine, risale al 1908 quando 129 operaie di New York che protestavano per le terribili condizioni di lavoro furono chiuse a chiave dentro la fabbrica dallo stesso proprietario, e morirono bruciate vive a causa di un incendio. Non sai che è poi diventato un simbolo della rivendicazione femminile per la parità dei diritti (ultimamente è solo un’occasione per andare a cena con le amiche)

Non ti poni neanche il problema della parità dei diritti tra uomo e donna, sei convinta che sia un dato di fatto. Perché tu non hai pregiudizi di sesso (te lo hanno anche insegnato a scuola)

Semplicemente tu da grande hai due sogni e vuoi perseguirli entrambi. Desideri diventare presidente degli Stati Uniti (chissà se per quel periodo apriranno agli stranieri? Spero per te di sì) e una Rock Star (in fondo gli USA un presidente attore lo hanno già avuto). E figli, famiglia, marito? Certo, ci sarà posto anche per loro, che c’entra… E l’aborto e il divorzio? Pensi che è naturale che ci siano. Ogni essere umano deve poter decidere in autonomia e secondo coscienza. E nonostante tutto frequenti anche il catechismo facoltativo per adolescenti. E hai il coraggio di dire al prete che Gesù non è la Chiesa. Perché la Chiesa è fatta da uomini e quindi può sbagliare, che alcuni preti non sono bravi a fare il loro lavoro, che la castità fino al matrimonio è una sciocchezza, che il divieto di usare il preservativo è un’istigazione alla trasmissione di malattie mortali.

Insomma, ti guardo e vedo una splendida 14enne che vive la vita convinta di avere tutte le carte in regola per giocarsela lealmente. E mi chiedo se il mondo che ti consegnerò ti lascerà libera di farlo. Se non ti tarperà le ali solo perché sei una donna. Come madre mi sento in colpa. Forse avrei potuto lottare di più per garantirti un futuro migliore. Ma sembra un’impresa impossibile in una Nazione in cui essere donna comporta ancora delle differenze di trattamento. Forse la soluzione migliore è mandarti via. A studiare lontano. In un Paese in cui le donne sono tutelate e hanno uguali diritti e possibilità. In cui potrai davvero giocartela lealmente questa bella vita e, se varrai, ti sarà riconosciuto dalla società.

di Cristiana Gentileschi
foto: Fotolia

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