Vince il no, Renzi si dimette: ci dobbiamo preoccupare?

L’esito negativo del referendum ha segnato la fine del governo Renzi: quali saranno le conseguenze politiche ed economiche?

Il referendum istituzionale ha avuto un esito molto netto, vittoria del no ampia e indiscutibile e annuncio di dimissioni da parte dell’attuale premier Matteo Renzi. Che conseguenze avrà tutto questo? Cerchiamo di capire meglio innanzitutto cosa avverrà a livello istituzionale.

C’è una Legge di Stabilità da approvare

Matteo Renzi consegnerà il suo mandato al presidente della Repubblica. Non è detto che però le dimissioni saranno accolte dato che l’approvazione della Legge di Stabilità non è ancora avvenuta e dato che banalmente il governo ha ancora una maggioranza, piuttosto solida per altro, in parlamento (e  non c’è stato alcun voto di sfiducia al governo).

Cosa farà il presidente Mattarella? Tre sono gli scenari:

  • conferma “a tempo” della fiducia all’attuale governo con il compito di approvare la Legge di Stabilità. In questo caso il governo durerebbe ancora un mese rassegnando le dimissioni dopo l’approvazione della legge stessa (entro fine dicembre);
  • secondo mandato a Renzi (sempre che Renzi accetti, e non crediamo la cosa possibile) per approvare le Legge di Stabilità e anche una nuova legge elettorale;
  • governo tecnico che approvi Legge di stabilità e nuova legge elettorale prima delle elezioni anticipate o della naturale fine della legislatura.

Quello che ci appare più probabile è una conferma dell’incarico a Renzi fino all’approvazione della Legge di Stabilità (i tempi sono troppo stretti, diciamo massimo un mese per completare l’iter della Legge) e poi un governo tecnico, magari retto dall’attuale ministro dell’economia Padoan o dal presidente del senato Grasso, che porti in un semestre ad una legge elettorale congrua per entrambe le camere (l’attuale Italicum vale solo per la Camera mentre al Senato si voterebbe con il Consultellum, senza entrare nel tecnico sono due leggi elettorali completamente differenti che darebbero con buona probabilità maggioranze diversificate nei due rami del Parlamento).

Vedi anche: cosa succede se vince il no al referendum?

Governo tecnico ed elezioni entro 6 mesi?

Torniamo all’ipotesi governo tecnico: il suo principale scopo sarebbe quello di fare una legge elettorale, che potrebbe essere, vista la larga maggioranza propensa in questa direzione, una legge proporzionale. Così vogliono quasi tutti i partiti, eccetto forse il Pd. Il governo tecnico dovrebbe anche puntellare l’economia, dietro l’angolo ci sono sempre i “rischi” di aumento automatico di Iva e accise su benzina se non riuscissimo a restare entro i parametri economici stabiliti a livello europeo.

Una legge elettorale proporzionale inevitabilmente aprirebbe la strada ad un futuro governo di larghe intese, dato che il sistema italiano è sostanzialmente tripolare (centro-destra, centro-sinistra, Cinque stelle), la cui durata ed efficacia governativa saranno tutte da stabilire. Intanto però restano una serie di pesantissime questioni aperte.

Ricapitalizzazione delle banche, migranti, tutti i temi aperti

Ci sono banche in situazione molto complicata, come Mps, la cui sorte indirettamente dipendeva anche dal referendum. Ogni decisione in merito era stata rimandata al dopo 4 dicembre: Mps dovrebbe trovare fiducia in investitori, in particolari esteri, in un quadro di estrema volatilità e fragilità istituzionale. Se la ricapitalizzazione non dovesse avare successo si aprirebbe la porta dei bail-in con ancora più perdite per gli azionisti.

Siamo nella stagione invernale, eppure in ottobre c’è stato un picco di accesso dei migranti. Il tema resta pressante per noi italiani, molto costoso economicamente, difficile da affrontare logisticamente. Nell’agenda di ogni futuro governo i temi economici e quello dei migranti saranno centrali. Insieme alla sempiterna questione di come sostenere un debito pubblico gigantesco del 132% rispetto al Pil che lega ogni politica di bilancio.

Come stanno andando i mercati e lo spread?

I mercati tendono sempre ad anticipare le situazioni: quindi per quanto ci riguarda le banche con crediti deteriorati in portafoglio sono già state enormemente penalizzate e hanno quotazioni azionarie che hanno risentito dei pesanti ribassi dei mesi scorsi.

Vedi anche: La crisi di Mps e la bassa crescita del Pil quanto ci costeranno?

Lo stesso spread è aumentato nei giorni passati, in previsione di un no quasi scontato: oggi totalizza 165 punti (venerdì era 162). La Borsa di Milano che aveva aperto in negativo mentre scriviamo ha recuperato e sta passando in terreno positivo ma le banche ancora una volta sono in sofferenza. L’euro ha toccato i minimi da 20 mesi a questa parte, risalendo poi. Se le notizie provenienti dall’Italia portano sfiducia però la vittoria del verde Van der Bellen in Austria ha contribuito a mettere un po’ di sereno. In generale la risposta dei mercati per ora è quieta, vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.

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