Scaroni AD Eni indagato per corruzione

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L’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, è oggetto d’indagini da parte della Procura di Milano, per corruzione internazionale nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge Saipem e la stessa Eni.

Secondo i pm di Milano che stanno seguendo l’inchiesta, oggetto della questione è una commessa da 11 miliardi di dollari e una tangente di circa 200 milioni di euro. l’ipotesi dell’accusa è che le due società italiane, si sarebbero servite di una società a Hong Kong appartenente al faccendiere arabo, Farid Noureddine Bedjaoui, per distribuire i circa 200 milioni a esponenti del governo algerino, intermediari e manager dell’ente statale algerino Sonatrach.

La Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici di Scaroni a Roma, a San Donato Milanese e la sua abitazione di Milano. L’amministratore delegato di Eni, secondo l’inchiesta, avrebbe partecipato almeno a un incontro con Bedjaoui, per far aggiudicare all’Eni e alle sue società le commesse miliardarie.

Scaroni che, già negli anni novanta, ha patteggiato a un anno e quattro mesi per l’accusa di aver pagato tangenti al PSI di Craxi per la centrale elettrica di Brindisi per conto della Techint di cui era amministratore delegato, ha dichiarato all’Ansa di essere completamente estraneo alla vicenda.

Nell’inchiesta oltre a Scaroni sono indagate altre sette persone, tra cui anche l’AD di Saipem, già dimissionario e lo stesso intermediario di Hong Kong.

 

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