Riforma pubblica amministrazione: i dipendenti potranno essere spostati entro i 50 km

La riforma della pubblica amministrazione, nota anche come Riforma Madia, è legge. Tante le novità previste: le più eclatanti saranno la possibilità di prepensionamento, demansionamento e trasferimento entro 50 km dei dipendenti pubblici.

Il ministro Madia durante l'approvazione della riforma della pubblica amministrazione

La riforma della Pubblica amministrazione, nominata dagli organi di informazione anche “Riforma Madia” (dal ministro del dicastero competente), è legge dopo l’approvazione definitiva alla Camera. Ci sono alcune novità molto importanti che riguarderanno direttamente la vita dei dipendenti pubblici, che in Italia sono quasi 3 milioni e 400 mila.

Mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici entro 50 km

Probabilmente è la novità più importante del provvedimento e riguarderà più direttamente la vita dei lavoratori pubblici. Storicamente l’Italia paga uno squilibrio nella distribuzione dei suoi dipendenti, basti pensare che il centro e le Isole hanno il 33% della forza lavoro pubblica e il nord il 34,8%, ma con popolazione molto più elevata da “servire”.

Con questo provvedimento si tende a limitare, almeno in parte, lo squilibrio. Ogni dipendente potrà essere spostato entro il raggio di 50 km dall’ufficio in cui è impiegato, senza obbligo di motivazione o di suo consenso. Esclusi solamente le madri con figli sotto i tre anni o chi ha familiari da assistere con disabilità rientranti nelle casistiche della legge 104.

In pensione, senza proroghe

I lavoratori del pubblico impiego non potranno più essere trattenuti in servizio oltre l’età di pensionamento e non potranno avere incarichi, dopo la pensioen, nemmeno in società o enti a controllo pubblico. Parziale eccezione i magistrati che avranno ancora 4 anni, fino al 2016, per adattarsi a questo limite. L’eccezione è dovuta al fatto che attualmente i magistrati possono proseguire l’attività fino ai 75 anni e uno stop improvviso avrebbe generato effetti imprevedibili al sistema giustizia, già di suo non oliatissimo.

Possibilità di demansionamento in caso di messa in mobilità

Un dipendente pubblico messo in mobilità, cioè in gergo tecnico inserito nelle liste di disponibilità a seguito di rilevamento di eccedenze di forza lavoro in un determinato ufficio, potrà richiedere di essere inserito anche in una qualifica (e retribuzione) “inferiore” rispetto a quella che rivestiva, al fine di essere ricollocato. Gli specifici criteri della mobilità geografia entro i 50 km e del demansionamento dovranno essere materialmente stabiliti con i sindacati prima dell’emanazione delle linee attuative della riforma.

Personale in esubero prepensionato

Il personale in eccesso potrà essere prepensionato se è a quattro anni dall’età di pensionamento, purché abbia raggiunto i criteri di anzianità previsti dalla legge e non abbia meno di 62 anni.

Il commissario alla spending review Cottarelli aveva stimato almeno 85 mila dipendenti in eccesso. Il lavoratore potrà scegliere in subordine al prepensionamento di passare ad un rapporto di lavoro a tempo. Per i medici il limite è più alto, 65 anni.

Non saranno interessati dalle novità professori universitari, magistrati e primari ospedalieri.

Distacchi sindacali ridotti del 50%

Dal 1 settembre saranno dimezzati permessi e distacchi sindacali, il tempo recuperato sarà destinato all’attività normale di lavoro. Pare che direttamente interessati dal provvedimento saranno circa 1000 persone che non dovranno più essere sostituite con un risparmio stimato di circa 10 milioni di Euro.

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