Renata Polverini si è dimessa

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Con qualche giorno di ritardo, la governatrice del Lazio, Renata Polverini ha deciso di dimettersi, rigettando su un “Consiglio indegno”, tutte le responsabilità dell’accaduto.

Durante la conferenza stampa in cui annuncia le sue dimissioni, la Polverini è una furia: “li mando a casa io”! Esclama. Il suo attacco alla parte di consiglio “indegno” che la sosteneva è chiaro e netto, denunciando le “cose raccapriccianti” che sono avvenute. “Arriviamo qui puliti – ha chiarito -. La giunta ha operato bene e ha portato risultati importanti. La giunta interrompe la sua azione a causa di un Consiglio che non considero più degno. Questi signori li mando a casa io senza aspettare ulteriori sceneggiate, con questi malfattori io non ho nulla a che fare”.

Sono loro ad aver bloccato “la mia azione riformatrice”, ed ora “ci saranno gravi ripercussioni sul paese: abbiamo fatto 5 miliardi di tagli perché lo volevamo e perché abbiamo avuto come effetto il dimezzamento del disavanzo sanitario portandolo a 700 milioni”.
”I colpevoli siano puniti”, scandisce al termine di una giornata convulsa, in cui ne Alfano, ne Berlusconi sono riusciti a farla desistere dal suo proposito. “ora sono più serena”, annuncia alla fine.

La decisione che, per la verità, si aspettava già la scorsa settimana, era stata comunicata dalla stessa governatrice, il giorno prima a Napolitano e Monti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e far decidere la Polverini è stata una nota di Francesco Storace, che lasciava intendere tutto con una frase d’altri tempi: “Sono una banda di cacasotto che si è piegata alla propaganda”.

Ma l’ultima, definitiva mazzata alla giunta Polverini era arrivata poche ore prima dal Cardinal Bagnasco, che, alle ultime regionali, decise di appoggiare il centrodestra perché il centrosinistra aveva scelto Emma Bonino, un candidato inaccettabile per l’elettorato cattolico romano. “Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione”, dice Bagnasco nella sua nota, “ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Reazioni di opposto parere nelle segreterie dei vari partiti, mentre il Pdl accusa il colpo, il Pd parla di dimissioni inevitabili e di una brutta pagina chiusa, l’Udc chiede il voto sentendosi, non solo a livello locale, l’ago della bilancia.

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