Processo Mediaset: condannato Berlusconi

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L’ex Premier Silvio Berlusconi è stato condannato a quattro anni di carcere nell’ambito del processo per l’acquisizione dei diritti televisivi di Mediaset,dopo un iter giudiziario lunghissimo durato oltre dieci anni tra le indagini portate avanti dal pubblico ministero e gli oltre sei anni di processo.

Un percorso accidentato quello che ha dato alla luce questa sentenza di primo grado, con un iter a singhiozzi che ha dovuto fare i conti con una seri di ostacoli a partite dal Lodo Alfano, passano per i rinvii dovuti per il legittimo impedimento fino ad arrivare alle ricusazioni varie. La condanna alla fine è arrivata per frode fiscale, quattro anni che sono stati immediatamente passati a tre per via dell’applicazione dell’indulto.

Pena che tra l’altro risulta essere maggiore di quanto richiesto dalla stessa pubblica accusa (3 anni ed 8 mesi). Assolto invece l’altro grande accusato ed ossia il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri mentre è stata comminata una pena di 3 anni di reclusione per l’imprenditore Frank Agrama, che secondo i giudici milanesi ha rivestito un ruolo di intermediario. Entrando nel merito della sentenza formulata dai giudici della prima sezione del Tribunale di Milano, si apprende che il reato di frode compiuto da Berlusconi è riconducibile al 2002 e al 2003, mentre l’illecito commesso nel 2001 è stato prescritto.

I giudici hanno precisato come in quei anni sia stata compiuta una frode fiscale di grandissima entità attuata attraverso i diritti televisivi che venivano passati in maniera ingiustificabile da un punto di vista commerciale, da una società all’altra per fare in modo che il prezzo finale risultasse essere molto lievitato. Inoltre, si legge sempre nella sentenza, come Berlusconi continuasse a prendersi cura dei diritti anche dopo la sua discesa in politica. Oltre ai quattro anni di reclusione che ricordiamo essere stati in pratica scontati ad 1 anno per via della legge sull’indulto,

Berlusconi dovrà versare nelle casse dell’Agenzia delle Entrate una somma pari a 10 milioni di euro a titolo di risarcimento danni ed è stato interdetto da qualsiasi ufficio pubblico per un lasso di tempo pari a cinque anni mentre invece l’interdizione è di tre anni per gli uffici dirigenziali delle imprese. Tornando agli altri imputati oltre a Frank Agrama che come detto è stato giudicato colpevole con una pena di tre anni per aver rivestito un ruolo da intermedario e che tra le righe della sentenza si definisce di socio occulto di Berlusconi, sono stati condannati a tre anni ed otto mesi di reclusione Daniele Lorenzano attualmente produttore cinematografico e che in passato ha rivestito ruoli manageriali all’interno di Fininvest, e a un anno e sei mesi Gabriella Galletto anch’essa ex dirigente Fininvest che curava gli affari del gruppo italiano in Svizzera.

Secondo la ricostruzione fatta dal pubblico ministero Fabio De Pasquale che ha seguito e condotto le indagini, la Fininvest a cavallo tra la fine degli anni novanta e i primi anni del nuovo millennio, aveva in pratica messo in piede un sistema molto ben congeniato attraverso il quale avrebbe evitato di pagare tasse allo Stato Italiano per importi davvero ingenti. In pratica Fininvest andava a barare sui costi effettuati per l’acquisto dei diritti televisivi di tantissimi film americani. Secondo il pm De Pasquale l’azienda di Berlusconi acquistava in maniera del tutto ingiustificata i diritti televisivi per mezzo di una fitta rete di intermediari finanziari con lo scopo di gonfiare il costo finale delle operazioni effettuate.

Questo consentiva all’azienda di poter inserire cifre nel bilancio alla voce passività, costi molto più elevati di quelli che effettivamente erano. Ciò consentiva alla Fininvest di ridurre drasticamente gli importi da corrispondere all’Erario. Secondo i alcuni calcoli, si stima che così facendo Berlusconi a suoi favore avrebbe istituito dei fondi neri da ben 270 milioni che sarebbero dovuti essere in parte divisi tra gli azionisti della stessa Fininvest ed in parte versate all’Agenzia delle Entrate come tasse.

Tornando all’esito del processo occorre sottolineare che questa sentenza è in attesa della decisione che sarà presa dalla Corte Costituzionale a cui si è appellata nel mese di marzo del 2010 l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi in quanto il Tribunale non aveva voluto rinviare le udienze nonostante l’imputato fosse a suo dire impegnato nelle medesime date fissate per le udienze, in affari istituzionali (legittimo impedimento). Gli scenari possibile sono sostanzialmente due.

Il primo lascerebbe inalterato il tutto con la Corte Costituzionale che quindi andrebbe a rigettare la richiesta dell’allora Premier Berlusconi. La seconda che senza dubbio avrebbe del clamoroso soprattutto per gli effetti che causerebbe, vedrebbe la Corte accogliere la richiesta di Berlusconi e di fatto verrebbe annullata la sentenza. In pratica si tratterebbe di un vizio di procedura che secondo la legge italiana azzererebbe tutto l’iter successivo in cui è stato commesso ed ossia dal marzo 2010.
I primi commenti dopo la sentenza da parte dei difensori di Silvio Berlusconi ed ossia gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, evidenziano l’assurdità di quanto deciso dai giudici sottolineando come non si sia tenuto conto di quanto delle decisioni del giudice di Roma che per la stessa questione aveva assolto Berlusconi. Lo stesso Berlusconi commentando la decisione ha evidenziato come fosse certo di poter essere giudicato innocente in quanto l’accusa mossa contro di lui non corrisponde alla realtà dei fatti e sottolineando come questa sia una sentenza di natura politica. I

Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, ha fatto sapere per bocca del proprio legale di come sia soddisfatto che la propria posizione assolutamente estranea a qualsiasi condotta illecita sia stata chiarita e allo stesso tempo si è detto dispiaciuto per quanto deciso ai danni di Silvio Berlusconi. Arrivano anche le prime reazioni dal mondo della politica con il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro che rimarcando come tutti vengono al pettine ha voluto evidenziare come la verità sia venuta alla luce nonostante tutti i tentativi da parte del leader del Pdl di destabilizzare e denigrare agli occhi dell’opinione pubblica l’imparzialità dei giudici e con una serie di leggi ad personam. Infine, il portavoce del Popolo della Libertà, Daniele Capezzone, ha voluto porre il focus sul fatto che la pena per Berlusconi sia di maggiore entità rispetto a quanto richiesto dall’accusa e questo, a suo dire, la dice lunga su quanto sia sconcertante il tutto.

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