“Non è mai troppo tardi per inseguire un sogno”. Le ottantenni che vogliono vedere il mare per la prima volta

“Funne, le ragazze che sognavano il mare” è il film che uscirà a fine 2015 e racconta la storia – vera – di un gruppo di donne trentine che non hanno mai visto il mare. Ma grazie a una raccolta fondi su Internet riusciranno a coronare il loro sogno. Abbiamo intervistato la regista Katia Bernardi.

katia bernardi con le funne

“Non è mai troppo tardi per inseguire un sogno. Il nostro è quello di vedere per la prima volta il mare. E di farlo tutte insieme”. Parole di Armida, 79 anni, una delle “funne” (donne, nel dialetto trentino) di Daone, provincia di Trento, protagonista di una bellissima e originale avventura. Un gruppo di ottantenni che abitano nelle valli trentine, tutte socie del circolo “Il Rodendro”, che nella loro vita non hanno mai visto il mare. Decidono quindi di lanciarsi in questo progetto: trovare i fondi necessari per andare in Croazia, al mare, dove il 5 agosto si festeggia la Madonna della Neve, esattamente come da loro, a Daone. Inizialmente tentano con la vendite di torte fatte in casa, poi realizzano un divertente e surreale calendario, ma non arrivano alla cifra necessaria per portare tutte al mare. A questo punto viene in aiuto uno strumento che conoscono poco ma di cui intuiscono le potenzialità: “l’Internét”, come dice una di loro in uno dei video promozionali. Lanciano una campagna di crowdfunding che ha subito successo: in breve tempo raggiungono e superano la cifra. Ma decidono di non fermarsi: la raccolta va avanti, in modo da poter coinvolgere più funne che, come loro, non hanno mai visto il mare e che per la prima volta nella vita vorrebbero vederlo. Tutta l’avventura, dall’idea iniziale alle prime difficoltose raccolte fondi, fino, ovviamente, alla vacanza in Croazia, sarà raccontata da un film dal titolo “Funne, le ragazze che sognavano il mare” che uscirà a fine 2015. Abbiamo parlato con la regista di questa storia così originale, Katia Bernardi, documentarista trentina.

Ciao Katia, come sei arrivata alle signore del circolo Il rododendro? E com’è nata l’idea del film?

Ho incontrato le Funne più di due anni fa, per un ciclo di interviste alle donne della comunità organizzato dal comune di Daone. Da allora mi hanno come adottata e non mi sono mai più allontanata. Dalle loro storie, di donne forti e lavoratrici di montagna, è uscita questa grande voglia di mettersi in discussione. E allora, esattamente il 5 agosto dell’anno scorso, in un periodo in cui anche la mia vita personale stava cambiando radicalmente, ho deciso di cominciare a seguire con la telecamera la loro personale ricerca di libertà. E il film si concluderà il 5 agosto di quest’anno, con la liturgia della Madonna della Neve di Ugljan in Croazia. Al mare, ovviamente.

Come mai nella loro vita non sono mai state al mare?

Le mie Funne hanno tra i 70 e i 94 anni. Non hanno avuto una vita facile, hanno sempre lavorato e hanno dovuto badare a famiglie numerose. Andare al mare, in vacanza, non è mai stata una possibilità da considerare, si sono sempre concentrate sui loro doveri di mogli, madri e nonne, anteponendo i desideri degli altri ai propri. Ma ora, con un coraggio ammirevole, hanno deciso di lanciarsi in questa avventurosa seconda giovinezza, dichiarando il loro sogno e la volontà di raggiungerlo.

 Alcune di loro hanno paura?

Naturalmente sì. Alcune sono preoccupate per i problemi di salute e si sentono vulnerabili a causa dell’età. Ma è anche considerevole il timore che provano verso l’esterno, verso il mondo che non conoscono: non sono quasi mai uscite dalla valle.

Le altre sono invece combattive e determinate nel raggiungere il loro obiettivo, senza paura di confrontarsi con le novità e le tecnologie. Sicuramente il fatto di essere un gruppo è d’aiuto in questo, quando una delle Funne sembra demoralizzarsi le altre sono subito pronte a sostenerla e a esserle di conforto.

Perché non vanno anche i mariti?

La maggior parte di loro sono vedove, per cui è diventata una proposta che la presidentessa del circolo ha rivolto alle sole donne. D’altra parte, il documentario si chiama “Funne”, che in dialetto locale significa proprio “donne”.

Hanno accettato senza problemi di essere riprese durante questa avventura?

Si, nonostante non siano mancati i momenti di stanchezza. Fin dall’inizio sono state sorprendentemente disponibili e partecipi, flessibili nel cambiare le routine quotidiane consolidate e nell’accogliere la troupe al circolo e nelle loro case.

Articoli correlati

Related Posts

Ben tornato!