Il Pdl non vota la fiducia, governo Monti a rischio

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Giornata politica molto movimentata quella di ieri, con Berlusconi che annuncia che torna in campo, e mette con la sua candidatura  a rischio il governo Monti.

Silvio Berlusconi ha annunciato il suo ritorno in campo come guida del Pdl, e si presenterà alle elezioni politiche  che  si terranno  tra Marzo ed Aprile prossimo. Questo ha di fatto  aperto scenari completamente diversi da quelli che si erano creati nei scorsi giorni durante i quali la candidatura di Berlusconi era solo una voce debole che non impediva al Pdl di appoggiare il Governo Monti nelle due camere.
Ma la conferma da parte dell’ex presidente del Consiglio ha scatenato la rivolta del Pdl al Senato: la maggioranza dei rappresentanti, tranne pochi, circa quattro o cinque, si presentano per condividere e spiegare il motivo dell’assenza dei senatori. Il Partito Delle Libertà non si sente più ideologicamente nella grande coalizione di governo che finora aveva permesso al consiglio dei Ministri di lavorare con tranquillità e presentare varie proposte.

In un primo momento però sembrava che la protesta del partito fosse dovuta alla dichiarazione del ministro Passera il quale, invitato su Rai Tre, aveva risposto che indietro non si può tornare riguardo la ri-candidatura di Berlusconi. Ma così non è stato, i senatori Pdl si astengono dalla votazione, il governo Monti riesce però comunque ad approvare la decreto Sviluppo con voti che non riusciranno, a senato completamente pieno, a garantire la maggioranza. Punto che impensieriva molto il Pdl era quello secondo il quale nessuna carica politica può essere presa da chi è stato condannato in via definitiva per un qualunque reato. Questo non avrebbe permesso la discesa in campo di Berlusconi.

Il Pdl così sceglie di non votare e mette in crisi il governo, l’Idv e la Lega Nord chiedono subito la remissione del mandato da presidente del Consiglio al Quirinale che poi deciderà cosa farne, anche la Finocchiaro, capo gruppo al Senato del Pd, chiede a Monti di rimettere il mandato nelle mani di Napolitano.
Monti, dopo tutti i consigli che gli sono stati dati, ha dichiarato che parlerà con Napolitano ma non rimetterà di sua spontanea volontà al Quirinale. Il presidente del Consiglio parla inoltre della legge sull’incandidabilità di chi è stato condannato in ultimo grado e su quella anti-corruzione, dicendo che sono precedenti a questo governo. Ma dichiara anche che non passerà in queste ore per parlare con Napolitano con cui ha comunque un filo diretto, aspetterà invece l’incontro, già programmato, con il segretario del Pdl Angelino Alfano per discutere dei problemi sorti in questo giorno. Infine dice che, nonostante abbia parlato con il ministro Passera, non ha discusso riguardo la sua dichiarazione dicendo che essa deve essere considerata in base al suo contesto.

Adesso però si iniziano a fare i conti per scoprire come si comporteranno le camere: quella dei Deputati ha un 630 parlamentari al completo, considerando tutti i vari gruppi che si schierano da una parte o dall’altra a seconda dell’argomento in considerazione, il governo può contare su circa 294 voti certi tra Pd, Udc e Fli, la maggioranza scatta solo a 316 voti. I deputati in bilico non sono tali da dare la maggioranza al governo.
Al Senato la situazione è meno critica: senza il Pdl nella coalizione di governo, il governo arriverebbe a circa 147 voti a cui si dovrebbero aggiungere però dei voti che potrebbero venire dal Gruppo Misto. La maggioranza si ha a 158 voti.

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