I marò rischiano la pena di morte?

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Entro lunedì, secondo quanto dichiarato dal governo indiano per bocca del suo ministro dell’interno, si saprà realmente se i due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, rischiano concretamente la pena di morte
. Esiste infatti, la possibilità che la Nia, la polizia indiana che si sta occupando del caso, si avvalga di una speciale legge marittima, il Sua act, che prevede la pena capitale per qualsiasi azione con la quale sia stata provocata la morte di una persona in mare.

Gli scenari che si sono aperti in Italia dopo queste dichiarazioni, vanno dalla posizione di apparente fermezza del governo italiano che ha dichiarato la sua vicinanza ai due militari che vuole a tutti i costi riportare in patria, alle critiche all’operato troppo “debole e immobilista” del governo da parte delle opposizioni.

Per il momento, dichiarazioni o prese di posizioni politiche varie, sono solo inutili esercizi verbali, finalizzati, in un paese come il nostro in perenne campagna elettorale, a ottenere qualche frazione di decimale in più, in caso di possibili prossime elezioni.

Analoga situazione sta avvenendo in India, dove le elezioni politiche si stanno rapidamente avvicinando e i due marines italiani sono diventati le vittime sacrificali, utili per attirare consensi dalle frange più nazionaliste e oltranziste del paese.

È uno sporco gioco quello che si sta facendo attorno a questi due esseri umani che hanno ucciso, certamente a torto o a ragione (ammesso che ci siano ragioni nell’uccidere), degli altri esseri umani e che per quest’atto, se c’è stato errore o frettolosità di giudizio nel loro comportamento professionale, meritano di essere ascoltati e giudicati, visto che il fatto non è accaduto in acque territoriali indiane, da un tribunale internazionale e imparziale.

In questo contesto, le famiglie dei pescatori indiani, le mogli, i figli, sono le vittime dimenticate di questa ennesima “commedia umana”.

 

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