Elezioni Italia 2018: chi vincerà?

Elezioni Italia 2018: governone, vittoria del centrodestra, alleanza delle ali più radicali? Cosa ci aspetta dopo il voto?

Chi vincerà le elezioni Italia 2018? A un mese e mezzo dalla tornata elettorale si possono iniziare a fare delle previsioni, partendo da cosa dicono gli ultimi sondaggi.
Sondaggi elezioni Italia 2018

I sondaggi di metà gennaio parlano di un’Italia politica divisa in tre poli. Primo partito è il Movimento Cinque Stelle che si attesta intorno al 27-28%. Il Pd continua la sua discesa con una percentuale di circa il 23-24% (e poco di più potranno portare i suoi alleati di centro e i radicali). La coalizione di centrodestra arriva al 37-38%.

A seguire tutti gli altri partiti con Liberi e Uguali dell’ex presidente del senato Grasso che viaggia sul 6%.

Un’Italia tripolare con maggioranze impossibili

Torniamo dunque alla domanda di partenza: chi vincerà le elezioni in Italia 2018? La risposta è purtroppo abbastanza semplice: nessuno. Nessuno sia per ragioni prettamente numeriche: una nazione, politicamente, tripolare difficilmente trova la quadra a meno di alleanze post-voto difficilmente prevedibili ora.

E la risposta è nessuno perché ci sono alcuni partiti, come il Movimento Cinque Stelle, che hanno annunciato la loro non disponibilità ad alleanze, se non su singoli punti del programma. Una maggioranza stabile e prevedibile pre-elezioni dunque non c’è.

Vedi anche: quanti sono i partiti in Italia nel 2018 e chi sono.

Saranno decisivi i Razzi e gli Scilipoti?

Razzi e Scilipoti sono due dei nomi più famosi di parlamentari eletti negli anni scorsi. Si tratta di due tra quei deputati e senatori che nel corso delle legislature hanno cambiato casacca. Sono stati 500 i cambi di partito: si tratta sia di scissioni avvenute nei partiti, con la nascita di nuovi gruppi, che di fuoriuscite di singoli parlamentari.

Ogni mese circa 10 eletti cambiano gruppo parlamentare e il numero è esattamente doppio rispetto a quello della legislatura che precedeva quella attuale. I partiti maggiori sono i più colpiti: Forza Italia ha perso 46 deputati, il Pd 33. Naturalmente molti di questi parlamentari sono anche passati a sostenere maggioranze diverse dalle coalizioni con cui si presentavano al voto.

Ed è questo quello che potrebbe accadere nel prossimo parlamento dove necessariamente la maggioranza dovrà essere di coalizione, quindi molti “Responsabili” saranno necessari per fare da stampella a un qualsiasi governo con un minimo di solidità.

Vedi anche: Quanti giorni di ferie fanno i politici e quanti un italiano che lavora?

Governone, potere ai radicali o vittoria del centrodestra?

Quindi proviamo ad immaginare qualche scenario di voto posto che l’attuale maggioranza di centrosinistra certamente non potrà essere riproposta.

Ci sono tre possibili esiti elettorali:

  • Unica maggioranza stabile possibile è quella di centro-destra, nel caso arrivasse al 40% e ottenesse il premio di maggioranza. Ma anche senza il premio di maggioranza, vincendo molti collegi uninominali al sud (dove il centrodestra lotta con i Cinque Stelle), la coalizione Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia potrebbe, seppur in modo molto risicato, arrivare alla maggioranza.
  • Governone tecnico-istituzionale con parti del centrodestra e Pd + deputati responsabili. Una soluzione come è stata quella del primo governo Letta ma difficile da riproporre visti i numeri in campo: Pd e Forza Italia, sempre che si accordino dopo il voto, arriverebbero a circa 160 deputati e circa 90 senatori, ben lontani dalla maggioranza assoluta.
  • Somma delle radicali. Un po’ quanto avvenne in Grecia con il governo Tsipras. Una coalizione, magari di programma, tra Cinque Stelle, Lega e altri che ci stanno, magari con un programma ad hoc centrato su alcuni temi come Europa, Euro, immigrazione, Legge Fornero. Anche qui però i numeri sono corti, con una base di partenza teorica di 160 deputati alla Camera e di un ottantina di senatori a Palazzo Madama.

Vedi anche: Elezioni 2018, le 7 promesse impossibili dei politici italiani.

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