Elezioni 2018, come sarà il nuovo parlamento

Elezioni 2018: un parlamento futuro con maggioranza di centrodestra sostenuta da alcuni deputati transfughi. Poca stabilità e mercati in apprensione

elezioni 2018

Elezioni 2018 mancano pochi giorni alle votazioni e, anche se i sondaggi sono proibiti nell’ultimo periodo di campagna elettorale (per permettere ai cittadini di ragionare serenamente su programmi e candidati), è possibile immaginare un parlamento futuro, con relativi schieramenti e maggioranze.

Una maggioranza di centrodestra

Premessa: la maggioranza alla Camera dei deputati è di 316 e con molta probabilità sarà difficile che qualche coalizione la raggiunga ma ci sono altre vie per arrivarci, come il recente passato ha insegnato.

Nelle ultime rilevazioni il centrodestra era dato tra 260 e 300 deputati, quindi sotto la soglia della maggioranza assoluta ma ad una distanza da essa stimabile entro i 50 deputati, distanza che potrebbe essere stata ulteriormente limata negli ultimi giorni di campagna elettorale.

Se mancassero solo 20-30 deputati alla destra, il compito di fare un governo non sarebbe impossibile. In Italia non c’è vincolo di mandato, in altre parole ogni eletto poi si comporta secondo la sua coscienza e vanno tenute conto alcune peculiarità:

  • i parlamentari eletti all’estero si riconoscono sì in schieramenti ma non del tutto definiti e anzi molto aperti a cambi di casacca una volta arrivati a Roma;
  • i deputati delle minoranze linguistiche spesso appoggiano governi anche molto distanti per specifici “scambi” a livello locale.

Vedi anche: Elezioni 2018  chi vincerà

Quanti saranno i transfughi Cinquetelle?

Ecco una delle domande principali del post-voto. C’è già un nutrito gruppo di eletti sicuri del Cinquestelle che non siederanno nel gruppo perché “pre-espulsi” per varie ragioni (rimborsi elettorali non restituiti, grane giudiziarie ecc.).

Il regolamento del partito li ha già messi alla porta, ma a liste chiuse, quindi quando non si potevano più sostituire. Questo farà sì che, appunto, molti di loro finiranno in parlamento ma dovranno iscriversi al gruppo misto o accodarsi a chi saprà convincerli. Certo molti resteranno magari fedeli alle indicazioni del partito di provenienza, altri invece sosterranno altre maggioranze. Di certo se il gruppetto di Cinquestelle subito fuori dal partito supererà la decina di membri inizierà a diventare parecchio determinante.

Una futura maggioranza molto debole

Dunque un centrodestra con stampella di alcuni deputati esteri, alcuni centristi o pentastellati transfughi dalla opposizione, alcuni parlamentari dei collegi esteri o autonomisti. Questa è l’ipotesi attualmente di maggioranza più probabile.

Parliamo naturalmente di una maggioranza non solidissima e alla continua mercé di dipartite o ricatti interni. Una maggioranza che dovrebbe necessariamente infoltirsi di sottosegretari e viceministri per dare spazio a tutte queste anime. Difficile prevedere le conseguenze di tutto questo a livello economico: i mercati desiderano essenzialmente stabilità, cosa che sembra abbastanza una chimera nell’attuale assetto.

Vedi anche: Le 7 promesse impossibili dei politici italiani.

E se accadesse il miracolo (elettorale) Cinquestelle?

E se invece il boom arrivasse dai Cinquestelle, dati con una forchetta di deputati tra 130 e 160? Se  i Cinquestelle passassero ampiamente quel 30%, arrivando alla soglia dei 200 deputati o anche oltre? Riuscirebbero magari a coinvolgere gli eletti di Liberi e Uguali e a trovare qualche appoggio da trasfughi del Pd per una maggioranza?

L’ipotesi sembra molto improbabile ma resta la seconda in gioco dato che, con i numeri molto bassi di Forza Italia e Pd, è estremamente difficile proporre una nuova Grossa Coalizione in salsa italiana.

Facciamo due conti: Cinquestelle a 200 deputati, Di Maio riceve l’incarico esplorativo, si sommano 30 deputati di Liberi e uguali e si arriva a 230, mancherebbero ancora una novantina di eletti da prendere o con appoggio esterno Pd o di altri Responsabili

Ipotesi “tornare al voto”

Da molti esponenti politici è stata avanzata la teoria che, senza maggioranze, si tornerà al voto. L’ipotesi è certamente tra le meno consistenti, in primis perché dalle parti della presidenza della repubblica certamente prima si farebbe ogni tentativo per dare un governo al paese, in secondo luogo perché un ritorno al voto con la stessa divisione tripolare e la stessa legge elettorale porterebbe a risultati molto similari.

Quindi se nessun leader politico riuscisse a fare un governo il presidente affiderebbe l’incarico a una figura istituzionale per cercare di fare un governo di colazione che cercasse i voti direttamente in parlamento.

Chi vincerà alle elezioni regionali 2018?

Il discorso per le regionali sembra già chiuso, dato anche un sistema elettorale differente. Gli scenari sono abbastanza chiari con Fontana (Lega-centrodestra) in vantaggio in Lombardia di circa 5 punti percentuali alle ultime rilevazioni e Zingaretti (centrosinistra + Leu) avanti nel Lazio di quasi 20 punti su Stefano Parisi del centrodestra e Roberta Lombardi dei Cinque Stelle.

Vedi anche: Elezioni 2018: Quanti sono i candidati e chi sono.

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