Quando le italiane non potevano entrare in America

Le donne incinta venivano contrassegnate con le lettere PG sulla schiena. Ma le donne sole, non accompagnate, venivano quasi sempre respinte. Un passato da non dimenticare, oggi più che mai drammaticamente d’attualità.

migranti_italiane

Ora che l’Italia è diventata una delle terre di approdo degli immigrati, in particolare dall’Africa ma non solo, è il momento di ricordare quando eravamo noi italiani ad essere selezionati, schedati e in alcuni casi respinti in quanto immigrati non desiderati. Capitava. Ad esempio capitava durante la grande immigrazione, nei primi anni del Novecento, in quella che all’epoca era chiamata la Terra delle Opportunità: la terra dove chiunque poteva trovare lavoro e mettere su famiglia, ovvero l’America.

La porta di accesso di questa terra dei sogni era la celebre Ellis Island: un isolotto di New York dove arrivavano tutti gli immigrati che volevano tentare fortuna nel Nuovo Mondo. Tra questi ovviamente milioni di italiani. All’arrivo si veniva sottoposti ad alcuni test di ammissioni dato che, visti i grandi numeri, non tutti  i migranti potevano  entrare negli Stati Uniti.

Alle donne incinta veniva fatto un segno con il gesso sulla schiena: PG, ovvero pregnant.

Ma è alle donne che si presentavano sole, senza famiglia o figli, che toccava la sorte peggiore: venivano immediatamente respinte. La loro salvezza era solo una: che ci fosse un uomo a prelevarle a Ellis Island. Se questo non capitava non c’era alcuna alternativa: per loro la porta della terra dei sogni era chiusa e dovevano semplicemente tornare a casa. Una tragedia, per molte di queste donne, dato che spesso vendevano tutto ciò che possedevano per compiere il viaggio della speranza verso l’America.

I motivi del respingimento erano principalmente due: una donna sola non era considerata in grado di sostenersi, e poi c’era il rischio che finissero immediatamente nel mondo della prostituzione (rischio che c’era comunque anche nel caso fosse arrivato un “angelo azzurro” a prelevarle).

Una sorte, quella delle donne immigrate, che ancora oggi si ripete, ovviamente con metodi e motivazioni diverse, ogni volta che vediamo quelle tragiche immagini di barconi provenienti dalle zone povere del mondo. Ci sono sempre molte donne, disperate, stremate e spesso con figli, e anche per loro – come per quelle che giungevano a Ellis Island – la speranza è una sola: che la porta della terra dei sogni non le venga chiusa in faccia.

 

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