Covid, a casa fino a quando? Dai negozi alle scuole alle vacanze cosa cambia

Covid come cambia e quando cambia il nostro modo di vivere nei prossimi mesi? Vediamo cosa dicono gli esperti e facciamo un confronto con la Cina da dove è partito il coronavirus e che sta tornando alla normalità. Negozi, scuole, lavoro, e situazione economica. Ecco il punto della situazione ad oggi in Italia su quando torneremo a vivere e come

La pandemia covid 19 ci costringe ancora a restare a casa, visti i numeri dei contagi, ma fino a quando sarà così? I negozi, le scuole e le nostre vacanze come  è destinata a cambiare la nostra vita nei prossimi mesi?

Proviamo a rispondere a queste domande tramite i pareri degli esperti della sanità e quelli di Confcommercio, per quanto riguarda i negozi e più in generale l’economia italiana. Inoltre, proviamo a capire come sia riuscita la Cina a superare l’emergenza che oggi anche noi ci troviamo ad affrontare.

Coronavirus, a casa fino a quando? Cosa dicono gli esperti

Per capire fino a quando la pandemia ci costringere a restare a casa, bisogna prima di tutto affidarsi a ciò che dicono gli esperti della salute.

In quest’ottica ci aiutano le dichiarazioni del presidente dell’Istituto Superiore della sanità Silvio Brusaferro.  Queste le sue parole, riportate da rainews.it: “a partire dal 19-20 il numero di nuovi casi segnalati cala, la curva sembra attenuarsi. Ma non dobbiamo illuderci che un rallentamento della diffusione possa indurci ad attenuare le misure che abbiamo adottato. Non abbiamo ancora raggiunto il picco, c’è un rallentamento della crescita, ma la discesa dipenderà dai nostri comportamenti”.

Insomma, Brusaferro nonostante qualche segnale positivo, lascia intendere che le misure restrittive saranno necessarie oltre il 3 aprile e che i nostri comportamenti saranno decisivi per arrestare il virus.

Un’altra riflessione interessante, fra gli esperti della sanità, è quella di Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Negri, che ha detto: “le cifre dei contagiati andrebbero diffuse ogni tre o quattro giorni. Questo perchè ragionare sulla giornata rischia di creare soltanto ansia tra la gente”.

Parole riprese anche dal sindaco di Milano Beppe Sala, in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, che esprime dubbi su un ritorno alla normalità a breve.

Privacy e trasparenze. E poi Andrea Bocelli

Privacy e trasparenze. E poi Andrea Bocelli.

Publiée par Beppe Sala sur Vendredi 27 mars 2020

 

Scuole chiuse anche oltre il 3 aprile

A riprova delle difficoltà nello stabilire quando si uscirà dall’attuale crisi sanitaria, c’è la certezza che le scuole resteranno chiuse anche oltre il 3 aprile. In un recente intervento il ministro dell’istruzione Azzolina lo ha confermato, dichiarando di non essere in grado di indicare una data per la riapertura.

Tutto dipenderà dall’evoluzione del virus, ma in ogni caso l’anno sarà salvo per gli studenti.

Covid, cosa succede con i negozi chiusi per Confcommercio

Insomma, da quanto detto fino ad ora si capisce che i tempi per il ritorno alla normalità sono ancora lunghi. Ciò rappresenta un problema enorme per l’economia, come sottolineato da Confcommercio.

Il suo ufficio studi afferma che un’eventuale riapertura a ottobre di imprese, negozi e servizi, causerebbe oltre 50 miliardi di consumi in meno nel nostro paese, con un calo del 3% del Pil.

Anche il Codacons parla di un crollo dei consumi pari a quasi 2.000 euro a famiglia, se questa situazione dovesse persistere. Insomma, appare chiaro che una chiusura prolungata dei negozi e delle attività causerebbe danni enormi per l’economia nazionale.

Vedi anche: Cassa integrazioni Covid quando si prende

Coronavirus, riapertura graduale, quanto ci è voluto in Cina?

Per cercare di affrontare al meglio l’emergenza, l’Italia dovrebbe prendere come riferimento la Cina, visto che è l’unica ad averla già vissuta.

Nel paese asiatico, dal 23 gennaio 2020 l’intera città focolaio di Wuhan, con i suoi quasi 15 milioni di abitanti, è stata messa in quarantena. In tutti i paesi a rischio fu vietata ogni forma di trasporto privato, inoltre si decise di chiudere musei, scuole e aziende, limitare i trasporti pubblici e incentivare il telelavoro.

Poi ci fu una vasta campagna per individuare più infetti possibili ed isolarli. Migliaia di funzionari pubblici iniziarono a prendere la temperatura delle persone ovunque, anche nelle case private, portando chiunque avesse sintomi nelle case della febbre, reparti ospedalieri totalmente isolati.

Le persone non potevano uscire di casa, se non per andare in queste cliniche appositamente costruite e veniva distribuito loro il pasto. Chiunque violava la quarantena veniva punito in modo esemplare.

Dopo due mesi, l’impossibilità assoluta di muoversi, ha portato la Cina a ridurre quasi a zero il numero dei nuovi contagi. Questo percorso severo e rigoroso, ha consentito la riapertura parziale di alcune attività ed un primo ritorno alla normalità. Tale modello, seppur non riproponibile in Italia, si potrebbe emulare per battere il virus.


Insomma, vedendo quello che è accaduto in Cina, pensare a una riapertura dei negozi in Italia, nel breve periodo, sembra sbagliato. Per ora è più logico continuare con il lockdown, per poi ripartire progressivamente con la riapertura di negozi e attività, in base a come andrà la lotta alla diffusione del virus.

Tuttavia agire in modo corretto è fondamentale, onde evitare un collasso della nostra economia, e forse fino ad ora non ci siamo riusciti in modo efficace. La Cina ce la sta facendo e quindi perché non prendere spunto da quello che hanno fatto loro?

Vedi anche:

Related Posts

Ben tornato!