Nel secondo trimestre del 2010 la Cina ha ufficialmente superato il Giappone per ciò che riguarda il PIL nominale: 1.288,3 miliardi di dollari contro i 1.336,9 miliardi di quella che ormai è considerata a tutti gli effetti la seconda economia mondiale. Un sorpasso - previsto - che comunque non ha provocato grandi scosse nel Paese del Sol Levante: se da una parte qualcuno fa notare che il Giappone dovrebbe concentrarsi nello sviluppo e nella messa in atto di una strategia nazionale sostenibile che sia la traduzione moderna della visione non-militarista di un "piccolo Giappone" - proposta prima del secondo conflitto mondiale - la maggior parte dei giapponesi (aziende, classe politica, commercianti) non sembra troppo concentrata sui dati del PIL (il reddito medio tra i due Paesi rimarrà sbilanciato ancora per diverso periodo) ma sulle opportunità dello sviluppo cinese.A cominciare dai suoi turisti, che finalmente possono visitare il Giappone senza troppi problemi per l'ottenimento del visto. A luglio è infatti entrata in vigore la tanto attesa legge che rende più facili le visite da parte della "classe media" cinese. In un Giappone stretto dalla morsa della deflazione e della stagnazione dei consumi, si stende il tappeto rosso verso i "nuovi ricchi": dal fornire informazioni in cinese nei grandi magazzini e punti vendita all'accettare le carte UnionPay (usatissime in Cina), fino al progetti di costruzione di casinò, vicino all'aeroporto di Narita, riservati esclusivamente ai turisti. E mentre i giornali si riempiono di dati, confronti, analisi sulle opportunità derivate dalla nuova massa di visitatori, non mancano interviste ad "esperti" su come vendere ai cinesi. Le parole chiave sono quattro (forse è il caso di tenerle a mente): svago (per rilassarsi), fiducia (nei commercianti), sicurezza (da ogni punto di vista) e "green" (perché l'eco è di moda anche in Cina). Ad ogni modo, sottolineava poco tempo fa il Nikkei (autorevole quotidiano finanziario giapponese) - "dimentichiamoci gli spendaccioni delle boutique, è più probabile che i nuovi turisti cinesi si sederanno accanto a te in un ristorante di ramen" - (la nostra trattoria senza troppe pretese, per intenderci). Tra yen forte e debole potere d'acquisto, non tutti potranno infatti permettersi grossi acquisti. State certi che, comunque, i dati sui consumi giapponesi a settembre segneranno un notevole incremento positivo, ma solo perché dal primo ottobre aumenteranno le sigarette (di più del 35% - l'incremento più elevato mai registrato): i giapponesi pensano sì ai cinesi, ma anche a fare scorte di "bionde" prima che i prezzi aumentino.
da Tokyo, Paolo Soldano
9 settembre 2010
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